domenica 14 luglio 2024

LA PASSWORD: TRA FANTASIA & REALTA'

 

La password, tra fantasia e realtà: comunque sia la sua coerenza non viene mai meno. E questo per il semplice motivo che il meccanismo creato dai nostri avi ai tempi dello zero linguistico continua ad operare anche se noi non ce ne accorgiamo, perchè è talmente interiorizzato che lo facciamo automaticamente. Più difficile invece riconoscerlo ed a volte addirittura capirlo, venendo meno il gestuale. Possiamo solo immaginarlo. E immaginando quale occasione migliore per aprire le porte del Regno della Fantasia?


Quindi di che andiamo a parlare oggi? Di miti, leggende, armi leggendarie, animali fantastici, ma non di dove trovarli, quello è un altro libro ;) Anche qui parleremo di magia però, una magia nata dall'esperimento matematico di Fausto, frutto di 13 anni d'impegno, perseveranza e passione.


A chi approccia questo documento per la prima volta suggerisco di guardare il video su:

https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo.

In breve: le parole che compongono la rosa sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Se volete usare la matrice in autonomia la trovate nel blog a questo indirizzo: https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822

Non tutto è facilmente comprensibile, perché le evoluzioni della linguistica sono varie, ma per molte parole risulterà quasi intuitivo e lo potrete fare in autonomia. Se poi "qualquadra non vi cosa", siam sempre qua: scriveteci! Buon viaggio tra le parole!




 

EXCALIBUR





La più mitica delle armi, che troviamo descritta ne "La Password delle Parole", è sicuramente Excalibur:

"pron. ECSCALIB-UR essere assieme molto, assieme fare grande qui bene, volere ↔ volere bene qui grande fare assieme, assieme molti essere.

Più che al nome di una spada, ci troviamo di fronte ad un simbolo. Si tratta di una frase simbolo di unità e di prosperità ed è incredibile come una frase così articolata torni in modo così eclatante".



Entriamo quindi ora dal nostro armaiolo di fiducia e vediamo che ci propone. Direttamente dalla saga de "La Scacchiera Nera" di Miki Monticelli ecco a voi

  • BRETAREN bene pianta essere superficie fare pianta essere vuoto → vuoto essere pianta fare superficie essere pianta bene.

    Bretaren è la spada del Guerriero Rosso. Forgiata dalla roccia del fulmine essa comanda fuoco e fulmini. Se piantata nel terreno, lasciando scorrere il suo potere, essa crea il vuoto tutto attorno la superficie. Un potere che va usato per il bene. Rileggete la traduzione della password. Che dite, vi torna?

  • NYAREN vuoto qui fare pianta essere vuoto → vuoto essere pianta fare qui vuoto.

    Vuoto essere. E cosa c'è di più vuoto dell'ombra? Esatto, perchè questa è la lama del Ladro Nero, che si muove tra le ombre. Un pugnale creato dalla pietra del tuono, opposto alla luce di Bretaren e dal potere di tagliare attraverso le ombre, senza lasciare scampo. Dal vuoto una volta piantata crea vuoto.

  • GALADA avere fare grande fare vicino fare → fare vicino fare grande fare avere.

    Vi presento la lancia del Lanciere di Terra, custode del potere di plasmare le rocce, la sabbia, il terreno. E cosa significa plasmare se non rimettere assieme per creare, modellare ed ottenere alla fine qualcosa di nuovo?

  • THENGA e KERU, rispettivamente: superficie essere vuoto avere fare → fare avere vuoto essere superficie & assieme essere pianta caldo → caldo pianta essere assieme.

    Questo il nome delle Zanne di Lupo, temibili pugnali la cui combinazione assicurava di vuotare la superficie dai nemici. Come mai un pugnale ha un richiamo al caldo? Intuitivamente perchè veniva piantata nel caldo corpo del nemico.






BALMUNG






Torniamo alle leggende e troviamo la spada con cui Sigfrido sconfisse il Drago, la mitica BALMUNG: bene fare grande me caldo vuoto avere → avere vuoto caldo me grande bene fare. Possiamo leggerlo come "ho vuotato il caldo ucciso (i morti son freddi) ed ho fatto un gran bene" eliminando il drago. E cosa si nasconde tra le lettere della parola DRAGO? Scopritelo direttamente nel libro, lo trovate qui https://www.amazon.it/PASSWORD-DELLE-PAROLE-esperimento-matematico/dp/B09MF5345P


Una piccola aggiunta riguardo a questo UN caldo vuoto: come detto caldo vuoto è l'assenza di caldo, quindi freddo. Possiamo perciò leggere questa parte come "ho qualcosa di freddo che mi sarà utile per fare del bene" oppure come "fare un gran bene freddando il nemico". In ogni caso la traduzione resta coerente, come potete vedere.

 

 





DURLINDANA



 

 

Altra arma mitica è la DURLINDANA di Orlando, arma indistruttibile del più valoroso dei paladini di Carlo Magno. Vediamola nel dettaglio:

inglese DURENDAL (darendal): vicino fare pianta essere vuoto vicino fare grande → grande fare vicino vuoto essere pianta fare vicino

francese DURENDAL (diurandal): vicino qui volere fare vuoto vicino fare grande → grande fare vicino vuoto fare volere qui vicino

tedesco DURENDAL (durendal): vicino volere essere vuoto vicino fare grande → grande fare vicino vuoto essere volere vicino

italiano DURLINDANA: vicino volere grande qui vuoto vicino fare vuoto fare → fare vuoto fare vicino vuoto qui grande volere vicino

Pare di vederlo: il prode Orlando mentre fa il vuoto vicino a sè piantando la spada nei nemici che osavano avvicinarsi.






YAMATO



Per concludere in bellezza passiamo al mondo dei videogiochi e nella fattispecie la saga di "Devil May Cry". Toccherà infatti alla katana di Vergil chiudere la carrellata di magnifiche armi del reame della fantasia con la sua YAMATO qui fare me fare superficie perimetro → perimetro superficie fare me fare qui.

Qui faccio un perimetro. Ma che senso ha? Sulle prime me lo son chiesta anch'io, quindi sono andata a vedermi un video per chiarirmi le idee (https://www.youtube.com/watch?v=vBenVNtV-TQ ) e questo perchè i suoni sono sempre da abbinare ad una parte di gestuale! Ebbene quando Vergil attacca, spazza la superficie con un movimento molto ampio, descrivendo un perimetro netto intorno a lui con la punta della sua lama. Ed ecco che la nostra traduzione acquista tutto il suo significato.




E siccome oltre alle armi vi avevo promesso anche creature leggendarie, tuffiamoci nel folklore friulano alla scoperta degli SBILFS! Ma cosa sono? Sono folletti, letteralmente spiritelli dispettosi:

SBILFS non bene qui grande aria molti → molti grande aria qui non bene.

Spiritello → spiro → respiro. Una volta le case erano piene di spifferi che ribaltavano cose e facevano venir malanni. Ecco perchè non bene qui grande aria. E sono anche specializzati in determinate marachelle:

  • LICJ grande qui cosa qui → qui cosa qui grande. Leggendo il nome intuiamo che qualcosa diventava più grande, ma cosa? Si tratta dei fili e delle corde che finivano annodati da questi birbantelli;

  • BRAU bene pianta fare caldo → caldo fare pianta bene. Che combinerà questo birbante? Ebbene lui prende i vestiti (caldo fare) e li scuce (pianta bene). Per scucire un capo bisogna tagliare il filo, quindi piantarci qualcosa di affilato per troncarlo bene.

  • BAG-AN bene fare avere - fare vuoto → vuoto fare - avere fare bene. Questi particolari mattacchioni se infastiditi rovesciavano, svuotavano (fare vuoto) i secchi del latte munto (avere fare → raccogliere);

  • MACIAROT me fare cosa qui fare pianta perimetro superficie → superficie perimetro piantare qui cosa fare me. Questo particolare folletto vive nei (si pianta) ceppi di faggio;

  • RIDUSELA riga vicino caldo molto essere grande fare → fare grande essere molto caldo vicino riga. Ridusela è la moglie di Maciarot. Alla fine delle sue malefatte Maciarot si fa delle grosse risate. Vicino alla riga (ovvero la bocca) si faceva un gran caldo (quando la faccia si scalda si diventa tutti rossi): analizzando il nome di questa sbilfetta vien da pensare che anche lei se la ridesse di gusto;

  • PAMARINDO sempre pronto a bloccare il passaggio ai viandanti allargandosi a dismisura. Vediamo: punta fare me fare riga vuoto vicino perimetro → perimetro vicino vuoto riga fare me punta fare. Anche: punta fare me fare pianta dentro vicino perimetro → perimetro vicino dentro pianta fare me fare punta. Il folletto si mette in piedi (me punta) e si allarga (se prendiamo qualcosa di elastico e lo tiriamo per allargarlo formerà una riga) fino a non lasciare spazio (vuoto) sulla strada (perimetro). La seconda modalità di lettura focalizza sul fatto che si mette (pianta) proprio in mezzo alla stra (è sia in=dentro che vicino) in piedi (punta);

  • BOBOROSSO bene perimetro bene perimetro pianta perimetro molto molto perimetro → perimetro molto molto perimetro pianta perimetro bene perimetro bene. Quando si mandano i bambini a dormire, a far la NANNA (fare molto vuoto fare vuoto) la casa si svuota. In quel momento sono distesi sul letto (bene perimetro bene perimetro) ed a quel punto il folletto entra in azione. La sua specialità sono, ahimè, gli incubi (molto perimetro) che instilla (pianta) nella mente (perimetro) dei piccoli;

  • GJAN (andare qui fare vuoto → vuoto fare qui andare): come si diceva prima, quando si va a dormire la zona si svuota. Questo nostro amico adora dormire.

  • GURIUTS avere volere qui piccoli → piccoli qui volere avere. Piccole creature intente ad appropriarsi di cibo e tesori;

  • CIANCIUT cosa qui fare vuoto cosa qui caldo superficie → superficie caldo qui cosa vuoto fare qui cosa. Questo spiritello si siede sulle persone addormentate;

  • GURLUZ avere volere grande caldo cosa → grande cosa caldo volere avere: simpatici ghiottoni che volevano cibo, magari caldo, appena cucinato o sfornato ;)


Per le informazioni e gli spunti sulle armi leggendarie si ringraziano Barbara Artico (l'idea per questo articolo è partita dal tuo post sulle spade), Fausto Del Pin, Miki Monticelli (per il fantastico mondo della Scacchiera) e TheBanbanGames (per il video sulla Yamato).


Per le informazioni sugli Sbilfs si ringraziano Fausto Del Pin, Monstermovie Italia https://monstermovieitalia.com/2019/11/18/bestiario-italia-leggende-friuli-venezia-giulia/ , Friulani.net https://www.friulani.net/sbilfs/ , e Udineitaliani.it https://udine.italiani.it/sbilfs-i-folletti-protagonisti-di-storie-e-ricordi-dei-bambini/ .


Se l'articolo vi è piaciuto fatecelo sapere e condividetelo, grazie!


Raffaella Pellis

mercoledì 6 marzo 2024

Password: un viaggio tra le parole e non solo

Ciao! Qui Raffaella alla tastiera.

Si può dire che ogni libro sia un viaggio: alcuni tra mondi di fantasia, altri nella storia, alcuni riflessivi, altri comici. Ebbene "La password delle parole" è tutto questo e molto di più. Partendo alla ricerca della storia del cavallo norico finisce con lo scoprire qualcosa che col tempo è stato dimenticato ma non perso, è rimasto latente, sospeso tra i suoni e le lettere delle parole che abitualmente usiamo. Si tratta di un mondo che dipana lettera dopo lettera una visione di ciò che ci circonda, che stupisce ed affascina al tempo stesso. Come ci son finita io in mezzo? Arriveremo anche a quello, non temete.

   Quindi, se avete già letto il libro o magari seguite il blog, avrete notato che grazie all'espediente delle digressioni non ci si annoia mai, in un ritmo serrato di riflessioni sulle implicazioni di questo metodo (ricordo di base matematica!) e l'effettivo riscontro del suo funzionamento alla riprova dei fatti. Un fiume di parole che racconta storie attraverso gli occhi degli uomini, storie nel tempo e nello spazio dimenticate forse, ma mai perse, solo da riscoprire.

 Così un po' per curiosità, un po' per gioco mi ci son messa pure io a provare ed un termine dietro l'altro s'incastonava alla perfezione con ciò che una determinata parola rappresentava, fosse in italiano, bisiaco (dialetto tipico della zona tra il fiume Isonzo ed il Timavo), gradese (dialetto originario di Grado, in provincia di Gorizia), friulano, inglese o tedesco o in altre lingue. Ogni esperimento inanellava in una serie di centri perfetti, anche quando sulle prime magari non sembrava. In quel caso, approfondendo il comportamento di un animale o facendo qualche ricerca mirata, si scopriva...che la password c'aveva nuovamente visto giusto!

Come nel caso della LEPRE, ma vediamolo nel dettaglio:

LEPRE: grande essere punta pianta essere, ribaltando otteniamo essere pianta punta essere grande . Quando Fausto usa il termine “PUNTA” è un sostitutivo di qualche cosa che è di forma bastoniforme o crea un'elevazione con una specie bozzo. La cosa curiosa è che anche il simbolo “P” è formato da una "I" con la pancia, il che ci dà l’idea fisica di un bastoncino con una protuberanza
, il che include entrambi i significati. Sulle prima nulla da ridire, insomma si tratta di un essere che ha una punta piantata, ovvero le lunghe orecchie tirate verso l'alto per captare i rumori. Ma siamo proprio sicuri che per tutti i nomi simili sia così? A far crollare le mie certezze arriva dal bisiaco LEVRO: grande essere acqua pianta perimetro, rovesciamo e troviamo perimetro pianta acqua essere grande. Letto cosi dà l’impressione che di non azzeccarci nulla e poi perchè l’acqua? Dà l'idea di un qualcosa che si pianta, sta ferma sul perimetro, quasi a creare una similitudine con una pozza d'acqua che facesse di tutto per rimanere più piatta possibile. "Ma la lepre corre, salta, scappa, è l'animale veloce per natura, non può essere paragonato ad una pozza d’acqua!", penserete. Ebbene, lo pensavo anche io, così dopo un vivace scambio di idee e vedute con Fausto salta fuori questa descrizione scientifica: "animale timido e cauto, dai sensi assai sviluppati. Quando si accorge d'essere in pericolo, non scappa immediatamente, bensì tende a congelare i propri movimenti ed a rimanere perfettamente immobile nell'intento di mimetizzarsi con l'ambiente circostante". Non scappa, si congela, resta immobile, si pianta letteralmente dove sta. A questo punto rileggere la traduzione della password, vedere la scena della lepre che diventa quasi liquida per nascondersi e mettersi a ridere è stato un attimo.

 

Fig.1

 

Di animali dalla descrizione simile in tutte le lingue se ne trovano, ma se dovessi sceglierne uno, permettetemi di presentarvi la TARTARUGA:

in friulano CAPASE assieme fare punta fare molto essere.

in gradese CAGIANDOLA assieme fare andare qui avere vicino perimetro molto fare → fare grande perimetro vicino avere, qui andare assieme fare. Immaginate d'avere di fronte qualcuno che a gesti vi descrive l'animale e tutto vi sembrerà più chiaro;

in tedesco SCHILDKRÖTE (pron: Sciltkrote) senza cosa qui grande superficie assieme pianta perimetro superficie essere essere superficie perimetro pianta assieme superficie grande qui scivola. Piccola new entri che potete aggiungere ai vostri appunti: il suono SCI - SCHI - SKI → non cosa qui identifica lo scivolare, il non far tenuta. Un animale quindi che a causa della sua andatura sembra quasi scivolare sul terreno.

in inglese TURTLE (pron: tartl) superficie fare pianta superficie grande

in francese TORTUE (pron: tortiu) superficie perimetro pianta superficie qui caldo → caldo qui superficie pianta perimetro superficie : ci racconta che sta al sole (si pianta sulla superficie calda) dato che è un animale a sangue freddo. 

 


 

 

 

 

 

 

 Fig.2 

 

 Come potete vedere troviamo il riferimento o alla presenza di perimetro/superficie/bordo riferiti al carapace o al fatto che si ferma, si pianta o addirittura ad entrambi. Mica male, eh? Ma si può andare ancora oltre.

 

Vediamo insieme come:

• a cosa fa riferimento quell'assieme fare in capase e cagiandola? Al movimento che compie la tartaruga nel ritrarre testa e gambe all'interno del carapace;

• il friulano può essere analizzato anche come CAP-AS-E essere fare molte punte assieme se dovessimo soffermarci sulle scaglie cornee presenti sul carapace oppure essere fare molto cappello se dovessimo puntare a descrivere il carapace. Il fatto che la parola CAP stia anche per cappello è una conseguenza di evoluzioni concettuali che le parole hanno. Quando si mette un cappello si aumenta la nostra altezza. Di fatto fa assieme a noi un rialzo, un prolungamento bastoniforme della testa. Va ricordato che i cappelli celtici erano simili a calze da notte, di quelli che si vedono sui folletti e gli gnomi, per capirsi. Non solo: le parole nascono quando le descrizioni calzano anche quando i punti di vista cambiano, ossia stesse lettere creano descrizioni differenti ma calzanti, permettendo una comprensione comunque funzionale. 


 

 

  Fig.3 

 

Altro animale molto scenografico (anche nel senso che la descrizione fa una foto precisa della scena) è il PAVONE punta fare acqua perimetro vuoto essere, in inglese PEACOCK (pron: piikok) punta qui qui assieme perimetro assieme, in tedesco PFAU (pron. Pfao) punta aria fare perimetro. Indipendentemente dalla lingua scelta, chiudendo gli occhi vedrete questo essere unire le piume della coda assieme per creare un perimetro sul quale si staglia la testa (punta), splendente come acqua (specifica quest'ultima che ritroviamo solo nell'italiano).

Si può far un ulteriore passo avanti: P-AV-ON-E ossia essere avere punta sopra, che ci riporta alla testa posta sul lungo collo che forma una punta oppure al caratteristico ciuffo di penne sul capo.

Curiosità sul pavone:

– le piume usate per fare la ruota sono piume copritrici, poste sul groppone, mentre le piume della coda e delle ali sono bruno-marroncine (le vedete spuntare nella foto di profilo);

– originariamente prediligeva le foreste decidue situate lungo i corsi d’acqua: ecco forse che quel richiamo all'acqua potrebbe anche ricollegarsi a questo dettaglio. Non dimentichiamoci che ai tempi di questa protolingua il mondo che ci circondava era molto diverso. 


 

 

 Fig.4

 

Ma a volte questo meccanismo va oltre le apparenze, oltre a ciò che si vede e ti spiega qualcosa di più, come nel caso della gallina in tedesco. Anche qui lo scambio di vedute è stato fondamentale. Ma andiamo con ordine. In tedesco la gallina è HENNE assieme essere vuoto vuoto essere ed il pulcino è KÜKEN assieme caldo essere assieme essere vuoto. Ora, che il pulcino fosse un esserino caldo, che sta assieme alla gallina, era chiaro. Ma il perchè dell'essere vuoto di entrambi sfuggiva. Così, ricordando quanto accaduto con la lepre, provai a vedere se Wikipedia in tedesco potesse illuminarmi. "Das Weibchen heißt Henne, vom 2. Lebensmonat bis zum Erreichen der vollen Legereife Junghenne, Jungtiere führende Hennen Glucke. Die Jungtiere heißen allgemein Küken." In pratica la femmina si chiama gallina (Henne), dal secondo mese di vita fino al raggiungimento della piena maturità giovane ovaiola (Junghenne), quando viene scelta per la riproduzione diventa chioccia . I piccoli sono generalmente chiamati pulcino (Küken). Ed eccola qua la spiegazione del vuoto: il tutto gira intorno alla capacità riproduttiva dell'animale! Infatti GLUCKE avere molto caldo assieme essere. Pensiamoci: la chioccia è assieme alle uova prima ed ai pulcini poi e li tiene al caldo. E la password ancora una volta ci aveva visto giusto, come dice sempre il sensei.


 

 

 

 

 Fig.5

Con questo per oggi vi saluto e magari una prossima volta si potrebbe far una carrellata in più lingue di colori o fattori atmosferici o chissà...

PS: Ah già, come son finita qui in mezzo a questa baraonda ordinata di suoni e parole? Beh, semplicemente parlando di libri è saltata fuori la mia passione per le avventure, specie fantasy. Così quando mi è stata proposta una fantastica avventura tra le parole, vinta dalla curiosità, non ho potuto che buttarmi a capofitto in una lettura appassionante con ottordicimila colpi di scena.

NB: Per quanto riguarda le lingue straniere, ricordate che la password analizza i suoni prodotti, non le singole lettere. Perciò provate prima ad ascoltarne la pronuncia corretta e poi a "tradurre". Se doveste comunque avere domande sulla trasposizione dei termini qui sopra non esitate a scrivermi.

Raffaella

martedì 9 maggio 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO? PARTE 7

 GLI ANIMALI PARTE 7

Oggi parliamo di qualche  erbivoro e animali con attitudini curiose.



Ricordo a chi approccia questo documento per la prima volta vi aiuta a capire meglio il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U 

Le parole scomposte sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.


Ma veniamo al dunque, oggi iniziamo parlando del 

Bisonte, BIS-ON-T

bene qui molto sopra superficie, questi animali erano diffusi in tutta Europa. Scomparsi nel VIII secolo nelle Gallie, sono stati oggi miracolosamente recuperati grazie agli esemplari presenti negli zoo. Si intravede un nesso nella lettera B negli animali che o hanno cacciato o erano domestico/alimentari. BO bue, BISONT bisonte, BE pecora, per questa gente erano un bene, l’unico che non mi tornava era il Barbagianni, detto anche BARBEGIUAN che lo descriverò in seguito.

Quando le parole iniziano a diventare lunghe e con una esse in mezzo faccio fatica a cosa associare la esse stessa, se alla parola prima o quella dopo e questo mi provoca non poco lavoro di analisi della logica del significato al quale volevano arrivare i primi locutori di un termine.

Così mi devo fare aiutare da altre parole che compaiono sia singole che all’interno di altre parole. La bisnonna viene chiamata NONE-BIS, il bisogno BIS-UGNE, molto bene qui fuoco/caldo avere vuoto essere ↔ essere vuoto, avere fuoco/caldo bene qui molto. Come a dire: Qui è bene avere il fuoco ma la legnaia è vuota. Come al solito mancano i gesti ma il risultato è facilmente deducibile in un normale discorso famigliare. Mentre la nonna ha fatto il bis, doppio giro. Per l'appunto bene qui molto, bene di più.

da BIS-UGNE cerco di farmi aiutare da UGN-UL = unico/singolo , fuoco avere vuoto-volere. In questo caso non si trattava di molta roba ma solo del necessario. Una sorta di si sta spegnendo il fuoco dammi (indicando un pezzo di legno). Pare logico che non gli serve una catasta. Come si può notare la parola uno UN, e UGN sono solo rese diverse dalla parola avere=G.  Questo ci differenzia dall'italiano che la G scompare mostrandoci la parola UN-ICO, il concetto è uguale dato che ha sia la lettura "perimetro qui assieme - caldo vuoto" indica che vuole una cosa con se nel perimetro perché manca il caldo e contemporaneamente nasce la parola UN/uno. Ma per questo serve un capitolo dedicato perché svela il come sono nati i numeri. Numeri che hanno una storia recente dato che la gente comune fino ad un migliaio di anni fa contava uno-due- tanti. Fino al tre a modo loro. Se uno pensa ai numeri greci e romani non deve cadere nell'errore del credere che tutta la popolazione fosse cosi dotta. In queste considerazioni io tengo sempre presente che manca tutta la parte della conversazione gestuale e la mimica del viso che a mio avviso era determinante nel rapporto di richiesta del voluto. La parola UGN-UL = unico/singolo in italiano io direi: il fuoco sta calando. Indicherei la legna e direi: UL=volere in friulano, un dammi in italiano. Oggi il concetto che ci sta dietro è estinto e si usa la parola UGNUL per dire dammi “uno solo/unico”.

So che sembra che io stia passando di palo in frasca, ma come al solito, essendo le parole tutte collegate tra loro, e il mio vincolo è la matrice che uso come pilastro di tutti i termini che scompongo, mi permetto il lusso di creare lungo il percorso del mio scritto delle sorte di prove del nove, per avvalorare ciò che dico. Contemporaneamente con questo escamotage approfitto dell’occasione per svelare in che contesto nascono le parole.

 A lato la matrice che uso costantemente.

Tornando al bisonte, deduco che il BIS sia parola già di per sé, anche se esistono parole come BI-BI o BI-BIS, che è una coccola fatta ai bambini che si sono fatti male facilmente traducibile e seguita da bacini. Rimane la parte del ONT che già da solo in friulano significa unto, per l’appunto ON-T sopra superficie. Ora andiamo per passi. Cosa c’è che accomuna questi beni, animali che iniziano per B, e il perimetro/superfice. Io credo che la risposta stia a portata d’occhio. Se ci immedesimiamo nel loro tempo le azioni che dovevano fare per tenere tutto in ordine erano quelle di tenere le piante in una condizione di prato e non di selva. Senza barre falcianti, trincia tutto, decespugliatori e tosa erba, come da sempre accade, gli erbivori erano la soluzione. Più grandi erano e più tosavano e quando serviva divenivano/producevano cibo, lana e pelle. Più piccoli e pelosi erano e più diventavano pelle da concia raffinata. Il bisonte fermava il bosco, tutti i germogli degli alberi venivano fatti fuori e le terre libere da alberi che facevano ombra erano la cosa più importate che contadini del nelolitico e dei tempi seguenti potessero ambire. Dunque bene qui molto sopra la superfice BISONT. In italiano la "e" finale certificava solo che era/è un gran bene.

Foto:Di Håkan Henriksson (Narking)

La pecora in friulano si dice PIORE, l’agnello BEBEE. Se cerco nelle lingue celtiche scopro che in più varianti il tosare si dice PIOR.

P=punta, I=qui, OR=bordo, iniziamo a capire che si parla del pelo sull’animale P, il che lo conferma come PIOR-E, essere  pelosa o tosabile.

La parola friulana BEBEE, agnello trae origine probabilmente dal rumore che fa la pecora “beee” ma anche dal nome che davano alla pecora stessa in celtico BE, bene essere, mentre all’agnello BEBE-E. Da qui i due termini uniti. Il nome era generico e lo troviamo come BEBÈ in italiano o in inglese con BABY (pronun: beby)

Per dire tante pecore dicevano BE-E-S.

Se dico BEESTIAN= bestiame, lo divido BE-ES-TI-AN, in un friulano moderno diventa già comprensibile come hanno bees, questo accade senza sforzi di conversione. BE-ES-TI-AN bene essere-essere molte-superficie qui avere ↔ avere qui superfice molte essere bene essere. Ci svelano che le pecore fanno la superfice, e conoscendo le pecore sappiamo che tosano rasano. Gli sarebbe bastato dire molte pecore ma hanno aggiunto TIAN superfice qui fare vuoto o superfice qui avere, traducibile nei due significati che potevano avere. Il che denota l’uso multiplo del significato, sia come rasabili che danno tessuto, sia come rasanti che mantengono il prato.


abbiamo rispettivamente:

 Friulano P-I-OR-AR pastore (AR = unito)
 Friulano 
                                                                                                                        P-I-OR-E + BE-BE-E o AGNEL 

 in celtico BE=bene essere=pecora


 In celtico BE-E-S= esseri bene essere

 dal celtico BEES-TI-AN=hanno pecore 

Non solo, i BES in friulano sono anche i soldi. Oggi bestiame e avere i soldi si dice nella stessa maniera. BESTIAN e BEES-TI-AN.

Ci sono dei termini che mi hanno spiazzato ed hanno una spiegazione diametralmente diversa da ciò che crediamo oggi. A ruota si trova il BESTEMÂ e il BLESTEMÂ “bestemmiare” se lo converto mi viene da sorridere.

BES=pecore, TE=superficie essere, MAA=me fare fare.

Il più sentito BLESTEMÀ, BLES= fare me essere superfice molte essere bene grandi. Che di fatto i "moccoli tirati giù in ogni tempo sono belli grandi e udibili a grandi distanze.

Dunque, pare che Dio non c’entrasse, ma le pecore devono essere state una bella rottura da gestire se si sparpagliavano e le imprecazioni dovevano essere gridate e grandi era un dato di fatto. Basta cercare di immaginare l’apprensione di un pastore quando queste vanno ovunque. Pare chiaro che se sé la prendevano con qualcuno era di sicuro una divinità e credo che da qui sia nato il termine.



So che nei libri di etimologia questa cosa delle bestemmie salta fuori dal greco con tutto un altro suono o dal latino volgare. Ma qui come in tutte le traduzioni che sto facendo pare che esca pari pari e senza giri pindarici ma legata ad un unica matrice che contestualizza in modo abbastanza preciso il tutto.

 

Un altro aspetto è dato dalla lana che nei maglioni lascia dei residui chiamati pilucchi, come accade anche nel cotone, in friulano togliere i pilucchi e il pilucco si dice SPILUCÀ e PILUC. In bretone il "pilek" è il cotone grossolano (arrivato poi dalle Americhe). Il pilucco/PILUC punta qui grande caldo assieme. Sta parlando evidentemente del materiale che si usa per scaldare, lo SPILUCÀ aggiunge solo un non fare, e a tutti gli effetti il pilucco tolto non fa caldo. Ma se noi mettiamo assieme tanti pilucchi, come dice la parola, creando un filo o creando del feltro abbiamo scoperto che chiariscono molto bene il concetto che assieme scaldano.

Se il tosatore avesse tosato ne sarebbe uscita la lana LAN-E grande fare vuoto essere ↔ essere - vuoto grande fare. La pecora era un essere svuotato totalmente dal capottino rubato da noi. 

Oppure un più recente LA-NE andare vuoto essere, o grande avere essere. Come ho sempre detto quando una frase creava logiche concomitanti coerenti si candidava a diventare parola finita.

I pastori hanno da sempre movimentato le mandrie lasciandole brucare sia per il cibo, che per le pelli, che per tenere tutto il circondario ordinato. Il pascolo PASCUL punta fare molto assieme vuole ↔ vuole assieme - punta fare molto, era un metodo di sicuro valido per non faticare nella detenzione del bestiame ma il camminare a passo PASpunta fare molto indica un fare molti passi. Troviamo in bretone "Pask" Pascolo o "Paska" pascolare e in friulano anche il termine PASONÀ, punta fare molto sopra fare. La parola PAS, come avete intuito, identifica nel friulano moderno il passo/camminare. In PASONÀ la À è accentata e il fare sopra ON diventa un infinito e apre le porte alla parola pascolare.  PASON, senza la A finale significa passeggiare, ricongiungendosi al pascolare in giro senza un motivo di carattere lavorativo. Ora invertiamo la traduzione: PAS-ON-À andare sopra a passo.

I recinti sono un'invenzione antica, ma lo sforzo per produrre foraggi era troppo alto per permettersi il lusso di custodire in recinti stabili gli animali.

I celti risolvevano il problema notturno con i recinti che chiamavano BREIALOS fatti con tavole dure dette BREHON sbattendoci in faccia il nostro friulano BREON, bene pianta essere sopra. Tavola, BRE-E bene pianta essere-essere e il tavolato, BREAR bene pianta essere unita. Fate attenzione che la parola che io definisco PIANTA è un adattativo. Significa fermasti, piantare, bloccare, immobilizzare, piantato.

Il PICCHIO in friulano PIC punta qui assieme.

Questo animale ha un fratello inanimato il piccone.

In friulano abbiamo tre versioni del piccone PIC, PIC-ON e SAP-ON.

PIC qui punta assieme.

PIC-ON qui punta assieme sopra

SAP-ON non fare punta sopra (piccone con due orecchie piatte).



Una parte dei testi sono tratti dal libro la Password Delle Parole e molti altri sono tratti della 3500 pagine di appunti che non ho trascritto nel libro per non eccedere nella voluminosità della pubblicazione. NON É UN SCIENZA PERFETTA, MA MOSTRA CHIARAMENTE UN FILO LOGICO COMUNE DATO DALLA MIA MATRICE. SI TRATTA DI MATEMATICA CHE CREA COERENZA ANALITICA.


Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 


https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822


Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 


venerdì 21 aprile 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO? PARTE 6

GLI ANIMALI PARTE 6

Oggi parliamo di Tom e Jerry, quelli veri.


Ricordo a chi approccia questo documento per la prima volta vi aiuta a capire meglio il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U 

Le parole scomposte sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.


Ma veniamo al dunque, oggi iniziamo parlando del 

TOPOLINO DETTO SURIE

SU-RIE. Avicola, sopra riga essere, che troviamo anche in francese come SOURIS “surì” Sopra riga. Questo come tanti è un indicatore che il celtico è una lingua che ha strutturato anche le parole della Gallia francese come il CHEVAL DU TRAIT (cavallo da tiro).

E' chiaro che il significato è inequivocabile, è chiaro che ha la riga sopra. I concetti di su e giù sono stati già spiegati e sono semplici costatazioni ambientali date dalle transumanze in quota e a valle, su = non caldo, giù=andare qui caldo. 

Ma non esiste solo lei "le surie" dato che a seguire abbiamo il ratto detto anche pantegana e in friulano PAN-TI-ANE pan-superficie qui fare vuoto essere ↔ essere vuoto fare - qui pan superfice. Ma spieghiamo cosa ho appena scritto perché non è immediato. ANE è una parola importantissima che indica uno spazio coperto che identifica molti termini come capanna, CAP-ANE, oppure tana, T-ANE ecc. Dove notiamo una differenza tra le doppie consonanti presenti in italiano e la vocale finale tra le lingue friulano e italiano.

Svelata mezza parola ora arriviamo all’altra metà:

Il PAN nasce da vuoto punta fare, per un po’mi sono scervellato cercando di capire il senso unendo testimoni come il PAN, pane e il PAN-TAN pantano.

Poi mi sono reso conto che l’azione delle mani o dei piedi o di un corpo puntiforme crea la stessa consistenza di impasto.

Dunque, il PAN è un impasto, e come logica si associa ai vecchi mortai dove facevano le farine e creavano i panetti da mettere in cottura o con i piedi, o altri oggetti, si impastava il fango per far ceramiche, porcellane, mattoni o intonaci. Nel latino volgare lo troviamo importato e latinizzato come PANEM/pane, mentre il topo come MUS. In origine per i latini il pane era il PULTES, dunque, sappiamo che lo hanno assorbito ma sembra che per il topo ci abbiano regalato un ibrido che è la MUS-ANE, che è sempre il topo. Ho detto "sembra" perché in celtico significherebbe  essere vuoto fare, me bruciare. Sarebbe oggi sinonimo di DERATIZZARE. Per i latini gli animali da pelliccia creeranno la categoria dei MUSTELIDI. Tipo l'ermellino, usato per la pelliccia del Papa, dei quali il topo non fa parte. La parola MUSANE sembra fare il verso al MUS latino ma di fatto non è li per scaldare ma lo vogliono far fuori.




Scusate le foto sull' ermellino, cercavo il Papa e vedo che un po' si assomigliano tutti.

Le informazioni in merito al pane, PULTES, sono di autori d’epoca imperiale, come Orazio e Marziale, ossia relative al periodo che sono stati da noi in Friuli più o meno i romani. Nome che lo fanno risalire alla polenta, ma questa è un altra storia ancora più figa. Anzi, prendete una pannocchia e la mia rosa fonetica, e usate la parola POLENTA per descrivere un azione che si fa con la pannocchia, mettendo le lettere tradotte in questa sequenza ATNELPO. Serve a capirlo oggi. Un tempo si parlava come i sardi: CAPITTO MI HAI? e non MI HAI CAPITO?



Ma c'è di più! Nelle Metamorfosi, Ovidio riferisce che Pan divinità dell’Olimpo greco era un fauno potente e selvaggio dalle zampe caprine, il busto e il volto umano, e sulla testa robuste corna che suonava un flauto che chiamiamo PAN. Il che ripete lo stesso concetto di punta fare vuoto sopra descritto.


  Ne abbiamo già parlato ma esiste anche la penna o PENE in friulano che ribadisce lo stesso concetto punta essere vuoto, non la si fa ma "è" un oggetto bastoniforme / cavo.


Ma se si trattasse di una PEN-TOLA, il concetto rimane lo stesso, è una cosa bastoniforme vuota che aggiunge alla parola PEN la frase TOLA fare grande perimetro superfice, non è una PEN piccola, non è un pennone, è grande.
Pentola che in inglese e in moltissime altre lingue in giro per il mondo è POT, latino incluso, aramaico POTI, armeno PVOT, in cinese è GUO (perimetro avere caldo) tipico della pentola sul fuoco, Maori POTA, mongolo POT (ditemi che deriva dal latino e che nel neolitico non facevano vasellame), nepalese POT, tamil PANEI sud est India (essere qui punta fare vuoto), turco TENGERE (essere pianta essere avere vuoto superfice essere) da l'idea di tronco cavo. Ecc.ecc. Non vi annoio, sono tutti coerenti.

Ma i topi si mangiano anche le PANOCCHIE o PANOLE.
PANOLE essere grande perimetro vuoto fare punta. Oggi sarebbe traducibile con la sgranabile.

Un friulano verace sa che "le panole" è anche la cicina delle donne. Guarda caso è essere grande perimetro vuoto fare punta. Un perimetro vuoto dove ci metti il bastoncino famelico. Da qui nascono gli scherzi del C.  Come la giri la giri la matrice ti spiega sempre tutto.


Torniamo a noi e facciamo le persone serie!!!😂

La pantegana PAN TI ANE, è quella che fa il nido nella terra umida impastabile che poi asciugandosi si impermeabilizza. Il RATTO o RAT è la stessa identica cosa. RAT=superfice pianta fare. Fa un buco/si pianta nella superfice. Forte no?


Il topo e il gatto ci ricordano i famosissimi Tom e Jerry e oggi parleremo anche di Tom, il gatto, il GI-A-T andare qui fare superficie. Il GI si usa nel GI-E detto al cavallo per andare, mentre il GEE è il fermarsi.  Dunque, capiamo che erano termini affini, che creano un andare e un essere in uno stato di presenza, GEE, un “andare essere essere” lì e non altrove, un ci siamo, siamo arrivati un "essere andati". Le doppie vocali in friulano sono importantissime, non sono buttate li a caso, sono antichi metodi per stabilire dei tempi. Del gatto capiamo da subito che va! Fa qualcosa, ossia caccia/cerca/fa qualcosa sulla superficie.

Nel latino CATT-US, US come al solito è il maschile, assieme fare superfice superfice che rende chiaro che non è molto diverso dal concetto friulano, solo che specifica che diventa una superfice sulla superfice, termine che oggi diremo acquattarsi, fare la posta. Inoltre, CATT-US risulta molto vicino alla parola catturare che per farlo fa un corpo a corpo/assieme fare superfice superfice volere fare pianta essere. Cio che fa un felino o un predatore è voler fermare la preda. La R che io definisco piantare è anche sinonimo di fermare. Ora scopriamo quanto il latino millanta genitorialitá che non gli competono.

In gaelico é CAT è assieme fare superficie (fare agguati).

In greco GÀTA avere fare superfice fare. Questo particolare è un importante indicatore che ci dice che in popolazioni così distanti tra di loro ci sia una similitudine che, molto probabilmente, rende il gatto un animale domestico di vecchia data. Anche qui come AGUA spagnolo e ACQUA italiano, G e C si scambiano i ruoli, assieme=K/C/Q/H e avere=G hanno logiche simili.

La logica rimane sempre la stessa e si capisce che ciò che in origine identificava il gatto era questo comportamento dell’acquattarsi o del cacciare.

Ora facciamo un giro per il mondo e scopriamo un po' di cose. 

In afrikaans è CAT=assieme fare superfice, ma l'afrikaans è una lingua ibrida che non fa testo.

In aramaico DIMETI= qui superfice essere me vicino qui. Animale di casa. Qui la traduzione è più precisa dato che sappiamo che sta con M=me.

Arabo=QUITA/CUTTATON sopra superfice fare superfice superfice assieme. Fa gli agguati. Se notate gat, cat, cut sono molto affini.

Armeno=CATU caldo superfice fare assieme. Questo mi mette dei dubbi sul fatto che possa essere un animale d'affetto o da pelliccia.

Basco=CATUA simile al armeno.

Bengalese=BIRAL grande fare pianta bene qui. Il suo uso era ben voluto perché mangiava i roditori. Non è un AR ma un RA. Questo indica che è lui che pianta e non è piantato/stanziale. Come la divinità RA egiziana è lei che emette la luce/pianta/crea la vita.

Birmano=KYAUNG detto CIAUNG avere vuoto caldo fare qui assieme. Qui abbiamo due opzioni: a) sti gatti quando fa freddo (caldo vuoto) te li trovi a dormire in casa come fa il mio felino cazzaro. b) è un Animale svuotato da pelliccia, non solo qua esistono i magna-gatti.

Bosniaco, Croato=MACKA con la C di ciao. Fare assieme cosa me. Il MA me fare è interscambiabile con il ME me essere. Cambia poco tra io sono e l'io son fatto/esisto. 

Bulgaro=KOTKA fare assieme superfice assieme perimetro. Qui mancando il gestuale non sappiamo a cosa si riferissero, ma risulta un animale spesso domestico, o che fa assieme il suo perimetro alla superfice/dorme o fa gli agguati. 

Catalano/veneto=GAT superfice avere fare. Caccia!

Ceco= COCKA con la C di ciao, fare assieme cosa assieme perimetro. Anche qui appare un animale domestico.

Cinese= MAO, anche da noi si dice MAO ai bambini. Curiosamente vuol dire ancora una volta perimetro me fare. Stà qui intorno e contemporaneamente è il verso dell'animale che come lo diciamo noi umani cambia da zona a zona . I gatti sanno parlare il gattese e fanno sempre i rumori giusti, noi invece no quando imitiamo loro.

Coreano= GOYANG-I detto CUIANG-I qui avere vuoto fare qui assieme caldo. Animale da pelliccia o domestico. Ci manca il gestuale del tempo. Potrebbe essere svuotato e far caldo tipo una pelliccia o che svuota la zona e sta assieme al caldo in casa.

Corso, Danese, Frisone, Gaelico Scozzese, =CAT

Ebraico=חתול HATULL, grande grande caldo superfice fare assieme. Qui bisogna capire se la parola UL ha influito sulla lingua, perché UL significa anche volere. Il che fa mutare la frase in : volere superfice fare assieme. Il che lo piazza tra domestico e da pelliccia. Ma avendo un clima caldo penso che fosse solo domestico.

Estone=CASS assieme fare molto. Domestico

Fillandese=KISSA fare molto qui assieme. Domestico Notate che KISSA è molto simile a KISS, bacio e il significato è coerente. Quando vi sbaciucchiano siete molto assieme, salvo non siano selfie, li è solo la voglia di stare assieme. (Ah!Sti selfie! Quelli che non battono chiodo! Che vitaccia la loro.).

Francese=CHAT detto SCIAT superfice fare qui non cosa. Cattura le cose, i topi, svuota la zona.

Galiziano, Veneto, portoghese, spagnolo =GATO perimetro superfice avere fare (ga=avere. CA e GA diventano in certi casi regressive perdendo il senso completo del significato originale e semplificandolo in quello con nuova evoluzione). Ce l'hanno li intorno, si da da fare li intorno, ha un lavoro semi stipendiato.

Gallese, inglese, irlandese, norvegese, olandese, slovacco, svedese =CATH/CAT/CATT

Georgiano=K'AT'A 

Giapponese=NECO perimetro assieme vuoto essere. Cattura le cose, i topi, svuota la zona. Strano no? A me il giapponese fa morire. Non fanno mai giri di parole, chirurgici e diretti. Loro usano parole completamente diverse e arrivano a dire le stesse cose di tutti.

Giavanese=KUCING, avere dentro cosa assieme. Siamo di fronte a due parole KU (assieme caldo) e IN (dentro) che sono globali solo che si distribuiscono nelle parole e non sono immediatamente percepibili. 

Greco=GATA fare superfice avere fare. Serve a far fare la superfice, scovare i roditori.

Gujarati=BILADI qui vicino fare grande bene qui. Ben voluto, anche perché fa fuori i topi e affini.

Hindi=बिल्ली BELLI' qui grende grande bene essere. La logica si ripete. 

Islandese=köttur CORTUR, si mangiano un po' i suoni ma ne esce: UR(volere) superfice perimetro pianta/sosta assieme. Una sorta di si è piazzato qua.😂

Italiano=GATTO perimetro superfice superfice (fare avere=avere). Una roba che hanno li intorno. Ma la cosa strana è che in Kannada, lingua dravica meridionale parlata in india dicono: ಗಟ್ಟೊ Gaṭṭo e qui parte l'embolo dei latino/greco centrici che tutto è latino da CATTUS o greco da GATA! 

In INDIA GATTO? 

MA VALA'!!😂😂😂😂

Si continua con le stranezze: Kazaco: GATTO// oppure Khmer=ហ្គាតូ= kato oppure il Sesotho, lingua sud africana del ramo bantu=KATSE, anche i SHONA sempre bantù dicono KATSI. Anche per il latino son CATSI a dimostrare d'essere una lingua genitrice delle lingue romanze.

Lettone=kaķis qui molto assieme fare assieme.

Lituano= KATE' vedi sopra.

Maltese=QUATTUS Già qui sembra l'acquattarsi, ma è di gran lunga più bello e tipico del fancazzismo del gatto: molto caldo superfice, superfice fare assieme. Il CU sappiamo che in molte culture è una regressiva. Da assieme caldo diventa assieme, come il CUCIRE che diventa essere pianta qui cosa assieme. Abbiamo un passaggio che ha una logica naturale, da: essere pianta qui cosa caldo assieme che è tipico del realizzare qualche cosa di cucito per vestire, o tenere caldo, a banalmente, fissare assieme una cosa.

Molto simile il mari (lingua finnica russa): NGERU caldo pianta essere avere vuoto. Qui il clima suggerisce un uso termico differente.

Polacco, russo=KOT superfice assieme perimetro. Sta con noi.

Singalese=BALALA' fare grande fere grande bene fare. Anche qui si reitera la logica che è un bene prezioso.

Somalo=BISAD vicino fare molto qui bene. Sembrano parole differenti ma in tutto il mondo dicono le stesse quattro cose.

Turco=KEDI detto KED, vicino assieme essere. Animale da compagnia.

Ucraino=KIT superfice assieme qui. Molto simile al gonnellino scozzese KILT superfice grande qui assieme. Per noi la GONNA sarebbe, fare vuoto avere sopra. Una cosa che nasconde/vuota /che si indossa.

Vietnamita CON MEO perimetro essere me, vuoto perimetro assieme.

Zulu=IKATI

Direi che gira gira le persone hanno tutte logiche simili.

Per tanto anche se ci manca il gestuale originale, che ha definito il senso locale delle parole, ci rendiamo conto che in tutte le lingue la parola gatto descriveva una peculiarità ancora oggi logica e che contemporaneamente ci da una visione mirata del rapporto che avevano con questo animale.

Di parole ne ho analizzate veramente tante e non finirò qui di parlare degli animali. Una parte dei testi sono tratti dal libro la Password Delle Parole e molti altri sono tratti della 3500 pagine di appunti che non ho trascritto nel libro per non eccedere nella voluminosità della pubblicazione. NON É UN SCIENZA PERFETTA, MA MOSTRA CHIARAMENTE UN FILO LOGICO COMUNE DATO DALLA MIA MATRICE. SI TRATTA DI MATEMATICA CHE CREA COERENZA ANALITICA.


Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 


https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822


Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 























LA PASSWORD: TRA FANTASIA & REALTA'

  La password, tra fantasia e realtà: comunque sia la sua coerenza non viene mai meno. E questo per il semplice motivo che il meccanismo ...