martedì 17 gennaio 2023

 𝐂𝐡𝐢 𝐞𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐁𝐞𝐟𝐚𝐧𝐚?

Prima di tutto va detto che questa divinità é presente in tutta Europa con nomi simili. Da quello che ho potuto indagare il mito si é mescolato in funzione delle esigenze locali. La matrice BEF é la chiave, "bene essere vento". La seconda parte del nome dice cosa ogni zona ritiene che il vento debba fare per portar il benessere in zona. Nel nostro caso ANE (andato via o meglio "essere fare vuoto/svuotare"). Questo suffisso, ANE, lo troviamo in parole come TANE, CAPANE, PANTIANE, (tana, capanna, pantegana). ANE "fare vuoto essere" indicava una zona svuotata che nel caso del topo prende il nome dal fare un buco nel PAN, quello che darà le origini al PAN-TAN-O. Il suo nome oggi sarebbe "scava tane".
BEF, "vento essere bene", ANE "essere fare vuoto", se ci pensate andando via il vento scompare il periodo alluvionale da noi. In Irlanda ci sono varie sue versioni di questa dea ma quella che ci lega a noi é Béfind (i letta come ai). Questa divinità era legata alla fertilità e agli inferi(interpretazione cristiana non in linea con ciò che i celti definivano l'altro regno, era un posto gelido, quello rubatoci e descritto da Dante. Da noi UN-FI-AR, "fare pianta qui aria freddo/caldo vuoto". AR é una sorta di piantato, generato e in sosta. Contemporaneamente Béfind era la dea della rinascita. Nel tempo credo che la sacerdotessa preposta a creare il rito del salto sul fuoco, detto SVOL "non volere", (SVOL si usa in una caduta accidentale che solo se é voluta diventa "volare" SVOL-Á/volare), portava il vecchio anno a morire nell'altro regno e sempre credo, abbia contribuito ad aggiungere nuovi elementi a questo rito che mescolava il BEL-TANE o Il BEL-TAINE (solstizio invernale) al BEF-ANE. Due elementi sole/fuoco-vento. Dove il sole riaumentava la durata del giorno e il vento alluvionale calava. Se notate BEL-TANE é la tana di BEL e se BEL era il sole la sua tana era al tramonto e all' alba. Per questo BELTANE era considerato il fuoco di BEL. Incendiava l'orizzonte, più fuoco o focolare di questo non c'era. Questa sacerdotessa /dea che eseguiva questo rito era molto probabilmente la dea Epona. Dea dei cavalli e Dea dei bambini con un cappello a punta che usava come sacco. Quella che oggi conosciamo la calza da notte, da qui il rito della calza. Dunque credo che si siano sovrapposti i tre miti. La storia della scopa l'ho trovata in un libro scritto da un prete nel 700 Don Antonio Monti. Al tempo il sextoy in voga era una scopa in saggina da usare per le ceneri del caminetto. Ceneri che venivano usate dai celti sia come disinfettante e antibatterico intimo che corporeo che per lavare i panni. La scopa era corta, arrivava fino alle anche. Il manico era levigato e quando riposto era dotato di cappuccio in pelle. Spesso la superficie era intrisa di droghe che facevano sballare, dato che l'assorbimento era lento e sapevano come dosare il tutto. Il volo era mentale, andavano fuori di zucca. Le nostre ave erano le proto hippie di Woodstock. Così oggi, i bimbi vedono i PIGNARÛL "grande fuoco fare pianta, vuoto punta qui" una sorta di pulizia di tutte le ramaglie "punta=oggetto bastoni-forme=stecchi" che poi é quello che si fa. Stessa identica traduzione si ha nel P-A-N-E-VI-N "vuoto avere essere, vuoto punta/stecchi fare". Tutti guardano il vecchio che scruta il vento per capire se gli alluvioni e lo scirocco è calato e se BEF se ne andata "ANE". Vien da se che il sole brucia il vento, uno aumenta e l'altro cala. Il caldo brucia la vecchia simbolica che dura da sempre, l'aria é vecchia quanto le stagioni. Cosi ai bambini si insegna l'arte del fuoco grazie ai carboni che serviranno a scaldare casa e dalle calze da notte, i cappelli confusi con le cornucopie, usciranno i doni per loro. Il tutto per insegnagli a festeggiare il ritorno alla vita e la fine del periodo più freddo e umido. Se ti é piaciuto questo testo metti un like e condividi. Se non sei iscritto alla pagina fallo e a chi non sono arrivati i miei auguri ve li rinnovo a modo mio. Vi auguro un futuro di conoscenza che quella é l'unica arma vera contro la superficialità e l'ignoranza.😁




 “La Password Delle Parole” è la storia di un esperimento matematico nato dall'evidenza di troppe incongruenze di carattere etimologico che ho riscontrato sia nell'Italiano che nella lingua friulana. L'esperimento mirava a capire se i 26 suoni base che produciamo nel friulano, oltre ad essere dei suoni universali presenti nelle parole di ogni popolo, creassero una relazione diretta tra tutte le parole che li contengono. Mi spiego, ad esempio mi sono chiesto: tutte le parole che hanno al loro interno la lettera “o” che relazione hanno tra loro? Creando una formula matematica applicata a tutto il dizionario ho trovato la chiave/risposta a questa domanda. Il lavoro di ricerca e raccolta dati di merito è durato 13 anni fino a culminare nel quattordicesimo anno nel risultato matematico. Ventisei suoni che diventano all'interno delle parole frasi. Frasi che spiegano in modo meticoloso cosa i nostri avi vedevano facendo comprendere qual è lo zero linguistico. Cosa significa questo? Significa che la prima lingua umana non aveva nomi ed era solo descrittiva. La usavano sempre di persona associata al linguaggio corporeo e al tono vocale emotivo. La matrice ricavata dimostra che le parole hanno una logica interna ripetitiva che coincide con i significati da me estrapolati. Nel libro la lingua più analizzata è il friulano che si è dimostrato una lingua neoceltica che nasconde nelle parole storie che arrivano dal paleolitico medio/superiore fino ai giorni nostri. Grazie a questo si crea una relazione tra le lingue antiche di tutto il mondo. Anche se vanno condotti degli studi su tutte le lingue per raffinare e rettificare il mio lavoro, ciò che risulta è che le lingue hanno la stessa origine, e che la sequenza delle lettere nelle parole a sua volta ha una grammatica che si ripete in modo stabile. Capiamo il perché le lingue mondiali si sono diramate in gruppi di appartenenza che creano similitudini o totali divergenze tra di loro. Una sorta di mappa genetica della comunicazione. Da questo studio si scopre che oggi, popolazioni con lingue differenti, nel creare le proprie parole, hanno espresso punti di vista locali che sono diventati convenzione in ogni zona partendo da un’unica lingua che io definisco Sapiens. Ciò che l'uomo ha conservato sono le idee ed i concetti destinati a gestire la vita. La trasmissione orale veniva fatta descrivendo a proprio modo i concetti creando nuove frasi convenzionali che sono divenute parole nuove, che a loro volta hanno creato lingue nuove. Quello che ho dedotto è che Babele poteva tranquillamente esistere ereditando la propria parlata dalla prima lingua che ha dato i natali a tutte le lingue mondiali.

nelle librerie, su kindle, su amazon Codice ISBN: 9798775785475 urly.it/3gq8t


LA PASSWORD: TRA FANTASIA & REALTA'

  La password, tra fantasia e realtà: comunque sia la sua coerenza non viene mai meno. E questo per il semplice motivo che il meccanismo ...