lunedì 27 febbraio 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO? PARTE 3

  GLI ANIMALI PARTE 3

Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo. 

Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.

Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 

https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822

Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 

Non tutto è facilmente comprensibile perché le evoluzioni della linguistica sono molte ma per molte parole risulterà semplice e lo potete fare in autonomia.

Oggi parliamo di altri animali e altre parole di contorno. Il ROSPO, la STREGA, la CAMPANA e la RANA .

Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini. 

La lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna ma ancora visibile nelle parole mostrando palesi differenze grammaticali tra celtico e latino. 

Oggi parliamo di Giacomo S-AVE (il rospo) detto: non fare avere. Le popolazioni celtiche le rane le mangiavano, mentre non era il caso di mangiare i rospi, visto che hanno tossine. Il rospo, se molestato, può secernere veleno che da un lato emette un forte bruciore e dall’altro fa assorbire al suo contatto la bufotenina. Si tratta di una tossina dagli effetti allucinogeni. Giacomo per certi versi era il fornitore del chimico. Il chimico d'altri tempi noi oggi lo conosciamo bene. Fin da bambini lo vedevamo in tutti i film dove le streghe preparano le pozioni magiche aggiungendo sempre il rospo. Giacomo faceva sempre una brutta fine sebbene fosse utile nell'orto. Le streghe erano un tempo quello che oggi chiamiamo il chimico degli spacciatori. Se Panoramix, il druido di Asterix e Obelix faceva la pozione per la gente del campo, le streghe poi, e druide prima, lo facevano per la gente e per diletto.  Il veleno emesso da dieci rospi pare sia in grado di diventare letale per l’uomo. Dunque, credo che abbiano imparato in prima persona che le rane sì e i rospi S-A-VE

In merito un piccolo spoiler. Vi ricordate la mela data dalla strega a Biancaneve? Beh dai semi della mela si ricava il cianuro e poi ci hanno fatto la storia di Biancaneve. Sempre la strega era quella che sapeva ste cose. In friulano strega è STRIE non essere riga superfice, una storta, gobba, ricurva, una non a piombo fisicamente e/o moralmente.

 CAMPANEL=rospo smeraldino, detto campanello.

Visto il simpatico rospetto una digressione sulla campana è dovuta. Contrariamente a quanto si crede le campane sono vecchissime. Sono oggetti che in Cina risalgono a parecchi millenni prima di Cristo e che in Europa erano già presenti in epoca preistorica. In friulano si dice ÇIAMPANE. Va detto un particolare dal punto di vista temporale. Pare che dal V secolo San Paolino Vescovo abbia introdotto il batacchio interno alla campana, e la leggenda narra che la Campania si chiami così per questo motivo. Analizziamo cosa ne esce dai due termini per farci un’idea. ÇI-AMP-ANE cosa qui, fare me punta, fare vuoto essere ↔ essere vuoto fare, fare me punta cosa qui.
Una sorta di: sulla roba vuota ci faccio qualche cosa con una punta/bastone.

C-AMP-ANA assieme fare me punta, fare vuoto fare ↔ fare vuoto fare, punta me fare assieme.

Se ci si fa attenzione si capisce con chi è assieme la “punta”. In un solo caso la punta viene fatta da me, assieme al ANA, il contenitore, il vaso, VASA come dicevano i latini. Nell’altro caso non sono uniti/assieme ma sono cose disgiunte.

Dunque, il termine friulano pare indicare un oggetto antecedente al battacchio interno ideato dal vescovo. 

Il nome italiano campana, lo fanno derivare dal latino VASA CAMPANA, espressione che indicava dei catini emisferici, catini, prima in bronzo e poi in terracotta prodotti nella zona di Napoli (che appunto è in "Campania"). Anche in questo caso pare evidente che la parola ANE o ANA includono già che si tratta di cosa vuota, come una capanna, CAPANE in friulano essere vuoto fare punta assieme fare. Descrizione perfetta per una tenda o una gabbANA.

Dunque, la VASA latina è solo una ripetizione nella VASA CAMPANA, che mostra l’introduzione della parola campana nel latino già nel V secolo.

Ma è veramente cosi? L'uso della campana aveva uno scopo ben preciso che non era quello ecclesiastico, ma quello di richiamare i contadini dai campi per farli mangiare, da qui scopriamo la parola campo, campagna e ÇIAMP in friulano. Dunque la parola CAMP-ANA e ÇI-AMP-ANE era fare vuoto campo/campi e descriveva bene pure l'oggetto. Questi significati che prendevano concetti a tutto tondo andavano molto di moda. Più cose creano la coerenza di un significato e più erano vere e corrette, dunque da usare seriamente mentre quelle che creavano paradossi servivano allo humor all'inglese.

 

Immagine tratta dal museo I PRIMI di TORVISCOSA

Ma cosa significava la parola ÇIAMP? Per un attimo immaginatevi un aratro o un qualsiasi attrezzo per dissodare. Sono tutti bastoniformi, dotati di punte o fendenti. Il piccone, la forca, il rastrello, la pala hanno tutti un manico e qualche cosa che penetra la terra. La P che io definisco punta in realtà dipende da un gesto che fa la bocca che crea un bozzo per emetterla. In pratica si tratta della simulazione di un qualche cosa di bastoniforme o di un rilievo, tipo le CHIAPPE, essere punta punta fare qui assieme. Dunque ÇIAMP è la zona dove punta me fare cosa qui. Un posto di lavori con gli attrezzi bastoniformi tipo l'aratro antico. La parola CAMPO cambia di molto nel suono ma specifica lo stesso senso, perimetro punta me assieme fare. I circondario è fatto con la punta/l'aratro.



Ora è il turno della rana, il CROT assieme pianta perimetro superficie ↔ superfice perimetro assieme pianta/ferma. Se si percorrono i fossi, chiunque di noi sa che le rane saltano in acqua lasciando il perimetro. Come per le serpi e le lucertole, anche questo animale rimane fermo/piantato in un posto al sole o sfruttando la temperatura ambientale. Non sono rettili ma essendo anfibi hanno un sistema termo regolatore similare.

Qui sappiamo che quel posto sta nel perimetro della superfice che confina con gli stagni. Il fratello gaelico GROT, sempre rana, oltre ad essere parola celtica insulare e sorella della nostra diventa banalmente avere pianta perimetro superficie. Questa gente considera lo stare fermo un concetto di piantato "R" che un po’conosciamo anche noi. Se pronunciamo la erre alla francese, di gola, simuleremo del catarro piantato, bloccato da espellere. Da qui il concetto poi ingentilito dalla R nostrana. Qui diventa chiaro che la lingua celtica insulare e quella continentale stavano ancora formando da frasi nuove parole. Si tratta di frasi simili che si sono fissate poi come parole definitive. Nello stesso Friuli troviamo casi analoghi tra paese e paese. BUNE SERE e BU-I-NE SERE. Questo mostra una palese formazione della parola negli ultimi 1300 anni. Prima erano separate, la I é un banale qui(posto indicato ovunque con il dito).


All'inizio del libro LA PASSWORD DELLE PAROLE mi ero posto un quesito, ossia perché, tra la rana e la grotta ci fosse un legame sebbene con un suono interno differente. Qui troviamo la soluzione. Il gaelico GROT, che identifica sia la rana che il spaventoso, quello che noi definiremo grottesco, che si lega alla GROTTA in italiano, o GROTTE in friulano, e contemporaneamente il friulano CROT, la rana, ci mostrano palesemente due suoni differenti tra di loro. La G di grotta=avere, e la C di cane=assieme, che diventano intercambiabili. Come vedremo definiscono una prassi dove i concetti sono assimilabili e scambiabili come AGUA, AGHE, e ACQUA rispettivamente in spagnolo, friulano e in italiano. Questi passaggi, nella normale glottologia, non erano capiti e venivano riportati come mutazioni o slittamenti fonetici. Concetto che dipendeva dagli autori ma di fatto non chiarito.



All’inizio del libro avevo creato un quesito proprio con la parola rana che si legava alla grotta. Come d’incanto diventa comprensibile capire anche il concetto di grotta GROT-E è sempre    essere superficie perimetro avere pianta. Si tratta sempre di qualcosa piantato nella superfice, e in questo caso è un buco da dove può uscire un animale coniando il termine grottesco. Dove ESCO  si lega ad ESC e ES in friulano. Come notate noi friulani abbiamo le matrici basiche cortissime nella nostra lingua. ES significa essere molto. Una cosa che eccede esce.   In friulano per similitudine il CROT significa anche nudo. Come vedete, è  ormai di norma che si tratta sempre di frasi per descrivere un qualche cosa. Frasi che poi divengono convenzioni e addirittura mutano in significati nuovi con il passare del tempo a causa dell’ambiguità che creano strada facendo. Se io incontro una persona nuda e dico sei come una rana si sta poco a identificare un concetto di nudo per similitudine. Oggi dare del porco, del cane, dell’oca, della serpe, dello struzzo e così via, indica come un tempo la qualità di una persona per similitudine. 

La parola tedesca KRÖT non deve far confondere, il termine si pronuncia cruute che da noi significa rospo. CRUUTE assieme pianta fuoco fuoco superfice essere ↔ essere superfice fuoco fuoco pianta assieme. Riporto dal mio libro: “Il rospo, se molestato, può secernere veleno che da un lato emette un forte bruciore e dall’altro fa assorbire al suo contatto la bufotenina”. Come da manuale diamo ragione su cos’è il KRÖT ai tedeschi. 

La rana in italiano compare in caledone con RAN che significa gridare, in egiziano RANAH e in ebraico RANE che significa mandare rumore. RAN pianta fare vuoto ↔ vuoto fare pianta/piantare si potrebbe tradurre come emettere. Per capirci, quando si emette un suono si svuotano i polmoni. Ma un dubbio viene se pensiamo all'inglese RUN correre, pronunciato anche questo come RAN. Il concetto odierno di correre è come un tempo omnicomprensivo. Correre è una sorta di muoversi, darsi da fare. Si corre in auto, si corre al lavoro quando si lavora a cottimo. Il correre è quando si produce in genere. Il lavoro del tempo era nei campi e la parte più impegnativa era il raccogliere e questo per loro era correre. Un esempio era ed è legato alla fienagione. Il raccolto non doveva prendere la pioggia e bisognava fare in fretta. RUN o meglio RAN fare vuoto pianta, in questo caso si stimolava la gente a fare in fretta è un raccogliere che diventa R-AN pianta avere. La negazione di un concetto era la prassi. Se il stare fermo era R il fare vuoto il posto di sosta era RAN. Anche nel friulano questi concetti si ripetono in continuazione. La parola andare "SI" pronunciata con una esse come nella parola sbalzo, significa non qui. Nella parola RUN il contesto poi determinerà la convenzione che creerà un uso specifico della frase divenendo parola che ha un bel po' di significati coerenti con ciò che ho scritto. Non solo, in Egitto esisteva il Dio RA, il sole, colui che come la rana emette.

Tra le otto specie di rane locali nostrane quella che fa più rumore in friulano si chiama CRÀČULE in caledone CRACAIL scricchiolare. Confondibile come suoni con la nostra Scjaraçule, che è uno strumento musicale che per l'appunto fa un rumore simile e contiene sempre la parola RA.

La parola rospo friulana SAVE compare simile in galiziano, portoghese, spagnolo come SAPO ma significa altro. SAPO non fare punta perimetro, cercavano rane lisce e non ricoperte di tubercoli e verruche. In albanese come ZHABË, in croato come ŽABA KRASTAČA che sembra contenere entrambi gli anfibi rana e rospo, ma la prima nega la presa di quel tipo di anfibio. ZHABA russo, ucraino e bulgaro, ŽABA bosniaco. ZHABE non fare bene essere, non era da prendere.

Per capire meglio analizziamo ancora qualche nome legato al rospo. Italiano ROSPO pianta perimetro molto punta perimetro ↔ perimetro punta molto pianta perimetro, anche qui ci mostra la presenza di tubercoli e verruche.

In sloveno si ripresenta come KRASTAČA che si avvicina al protogermanico KRADŌN, KRIDŌN, KRUD(I)ŌN. Anche qui si parla dei tubercoli.

Ciò che stiamo facendo è analizzare le parole grazie ad un algoritmo che ha creato quella che poteva essere la lingua zero del continente euroasiatico e delle Americhe. Tolgo l'Africa perché è il punto di partenza della nostra specie ed ha evoluto delle lingue in modo autonomo anche se moltissimi termini hanno pari radice. A mezzo di questa mia matrice ricreiamo le singole frasi in ogni lingua. La lingua celtica era molto immatura e vicina a questo zero generale ed è per questo che il friulano ha parole molto corte nel suo lessico. Per ogni popolo sarebbe stato facile cogliere termini simili a questa lingua dato che abbiamo parole cortissime come SI, GI, NIN, OR, VI, VE, VIN, LA e moltissime altre. Tenete conto che il friulano ha parole mediamente più corte del latino arcaico.

Ciò che adoro è meravigliarmi e in questo lavoro accade a ruota libera. Quando ho realizzato il mio vocabolario credevo di trovare solo indizi tra le parole che mi permettessero di capire da dove sono arrivate. Oggi credo che Diodoro Siculo avesse colto un dettaglio molto importante. Le parole corte da lui citate permettevano ancora nel 50 a.C. di capire il significato base delle parole nella lingua celtica.

In tutta Europa e non solo, non dando un nome agli animali e alle cose, la parola nata da una frase indicava una caratteristica di ciò che indicavano. Quello che ne risulta è che non si tratta di una mal copiatura di un termine tra le lingue, ma di frasi che in qualche modo oggi si assomigliano, e che un tempo rendevano note le differenze di pensiero, o meglio, il punto di vista di una popolazione isolata che creava una parola.

Mentre un tempo queste erano frasi, oggi figurerebbero come anagrammi perché abbiamo perso il senso della frase originale. Come dire FIAT o Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Qui capiamo che le popolazioni celtiche nel 50 a.C. avevano ancora un vocabolario molto scarno e che le parole trovate e riportate dai testi latini erano frasi intere unite per creare un identificativo. Le parole celtiche ricostruite oggi sono a mio avviso già ad uno stadio evolutivo linguistico avanzato. Tutte le lingue celtiche insulari e continentali sono da considerarsi neoceltiche. Le stesse lingue romanze sono un evoluzione recentissima di una lingua neolitica come quella celtica. 

So che vi tengo sulle spine ma nel prossimo post parleremo ancora di animali e di parole celtiche mutate nelle lingue romanze attuali.

I testi sono tratti dal libro LA PASSORD DELLE PAROLE che trovate su AMAZON







mercoledì 22 febbraio 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO E NON SOLO? PARTE 2

  GLI ANIMALI PARTE 2

Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo. 

Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.

Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 

https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822

Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 

Non tutto è facilmente comprensibile perché le evoluzioni della linguistica sono molte ma per molte parole risulterà semplice e lo potete fare in autonomia.

Oggi parliamo dell'ORSO e altre parole di contorno. 

Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini. Vi ricordo che la lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna, inoltre era molto prossima allo zero linguistico generale.



ORS=orso, detto anche perimetri pianta, e per capire il perché basta guardare la foto sotto, quella dell'albero sfregiato. Il nostro amico, che chiamiamo Mario, ne sa una più del diavolo. Strofinandosi contro i rami, gli orsi stimolano la fuoriuscita dalla corteccia di resina, catrame naturale e linfa: una patina profumata e resistente all'acqua che i Dermacentor reticulatus, le zecche che pasteggiano con il sangue di questi mammiferi, detestano. Mario è arguto!! Va fatto notare che il “grizzly”, che non ho idea da dove salti fuori come nome, avrebbe una traduzione similare. Pronunciato GRISLY, significa avere molte righe grandi qui, intese come artigli. Questo identifica sia che chi ha coniato il termine in inglese/celta del grizzly, che colui che ha coniato il nome scientifico in latino “Ursus arctos orribili/orso dagli artigli letali”, avevano notato la notevole dimensione degli artigli, dato che questo animale americano va dai 400 a 900 kg, ed è alto oltre i tre metri in piedi. Non solo, il grisly è di color grigio che ci ricorda il colore grigio friulano, GRIIS. In entrambi i casi ci casca in piedi e rientra in pieno nel concetto spiegato nelle pagine precedenti sul colore grigio e le righe che danno i natali alla parola GRI di grigio e molte altre. Gli orsi europei sono decisamente più piccoli e vanno dai 135–410 kg fino ad arrivare a 250 cm di altezza.

Ecco cosa accade al bordo/OR.



visto che ci siamo sveliamo il GRI: Grigio G-RI-I-S Avere riga qui molto ↔ qui righe avere. Righe fatte dalla pioggia, da qui il colore GRIGIO perimetro qui andare avere righe. 
Tutte le parole hanno in comune 21 significati antichi nati da un gesto.



Come vedremo a seguire nei prossimi post tutti gli animali sono descritti in modo puntuale.

In tutti i libri di etimologia la derivazione della parola orso è chiara, deriva da URSUS in latino, dove il suffisso US indica il singolare maschile. Contemporaneamente URSUS indica la specie, come a dire cavallo o uomo e questo dettaglio non dà il genere reale. Dal punto di vista grammaticale in italiano la specie orso è maschile e la specie marmotta è femminile. Di per sé questo nell'italiano è insensato ed è qui che si incazzano le femministe e i promotori della shwa cercando un linguaggio inclusivo: quella piccola “ǝ” che cerca di sovvertire secoli di sessismo della lingua italiana. Poi quando scopriranno che il tavolo e la tavola son maschio e femmina sarà panico!

Se come al solito lo traduco a mio modo mi viene URS volere molto, che è la matrice che identificherebbe l’animale e US molto caldo. Mi sono domandato il perché US, per me molto caldo, si associa ai maschi nel latino. A pelle mi verrebbe da dire che i maschi dei mammiferi in genere tendono ad essere più vivaci. Dico in genere perché ad esempio nel bradipo sembra che la femmina sia più attiva del maschio, per quel che si può considerare attivo un bradipo. Ma qua il bradipo non esisteva e cosi US era giusto. Povero maschio bradipo, dura la vita con una compagna che non ti lascia un momento in pace e mette ansia.



Nel gergo cavalleresco si usa il termine sangue caldo o freddo per indicare un cavallo più o meno esuberante, ma non credo sia questo il motivo di URSUS, anche se, il comportamento umano ha, insito in una parola che lega la temperatura all’esuberanza, il temperamento.

La mia osservazione va legata a fattori culturali e non personali da un lato, e dall’altro dalle evidenze sportive tra i generi. Tipico dei maschi sono l’irruenza e l’agonismo che noi releghiamo alla virilità. In genere il sesso femminile è meno mascolino a riguardo, al punto che per uso sociale si usa dire gentil sesso. Anche qui i promotori della SHWA ne faranno un caso politico del ci sono donne che son maschiacci e uomini che son femminucce e confusi. 

Scherzo! Lungi da me creare dei cliché tra uomo e donna. Oggi l’espressione di un individuo è scelta personale e tale deve essere per tutti. 

L’orso è un animale che va in letargo e non esce se c’è freddo. Dire: URS vuole molto, US molto caldo, è normale in queste condizioni. La parola femminile URSA evidenzia ciò che fanno in natura le femmine, sono molto attive per creare le scorte invernali per la prole. URSA volere molto fare. Anche il cavallo con questa logica spiegherebbe l’EQUUS maschile, e l’EQUA femminile. EQU essere assieme caldo. Il calore che dà una persona, una madre, o un animale, inteso come affetto è un termine che anche oggi si usa, ma per i romani il cavallo era un animale da soma e per questo permetteva di creare gli approvvigionamenti per il riscaldamento invernale. Cosa che i celti facevano con il MUS e il MUL, rispettivamente me molto caldo o me grande caldo. Stessa cosa vale per il BUE, bene caldo essere. La storia di Gesù bambino tra il bue e l'asinello non è nata in Palestina ma qui con San Francesco, dove questi animali scaldavano. Fino a tempi recenti la camera da letto veniva messa sopra la stalla. Le dimensioni di un grosso erbivoro erano, con la loro superfice, come un gran termosifone bio. Altro che stufa a pellet.




  In inglese MARE me fare pianta essere, era fecondabile, ingravidabile, il che ci dice indirettamente che l’azione delle monte era già gestita. Va ricordata anche la parole RE-capostipite e MA-madre che verranno usate fin dai tempi antichi e sono un evoluzione linguistica. 

 

Rimane un dettaglio importante che mi preme ricordare, anche se questi miei test sul latino creano una risposta sempre coerente rimane sempre un lavoro parziale sulla lingua latina che, essendo morta, non crea quella scioltezza d’uso che la rende per me facile da decifrare. Mi spiego, mi/ci mancano dei dizionari temporali di merito che mostrino l’incremento delle parole estere nello scritto.  Per capirci, non tutte le parole che ho reperito in latino mi danno modo di sapere quando sono comparse e se sono del latino arcaico, quello senza l'inquinamento dell'osco e dell'umbro. Ad esempio, nel latino arcaico URSUS era ORCSOS dove la esse al centro mi crea ambiguità di lettura. OR-CS-OS molto perimetro molto assieme pianta perimetro. Qui si conferma che anche nel latino la visione poteva essere la stessa che ha ispirato i friulani, solo molto più dettagliata, confermando l’origine comune indoeuropea e comuni modi di osservare il comportamento di un animale. Di fatto quello che è palese è che le assonanze tra le lingue indoeuropee diventano maggiormente marcate Nelle lingue romanze grazie a frasi celtiche che hanno creato le nuove parole delle lingue romanze stesse. Ossia la lingua sottostante è quella celtica e quella che conosceva i trucchi per essere scritta era quella latina, o quella greca o altre che poi faranno da mentori di sottofondo. Come a dire che troviamo alcuni latinismi fittizi in lingua celtica, poche parole latine vere, parole celtiche latinizzate nel latino e poi rivendute come latine che hanno dato un idea di latinismi nelle lingue romanze, e poi una gran quantità di parole evolutesi dalla lingua celtica, grazie alle necessità locali. In breve un bordello.

URSUS sembra più una parola importata nel latino che non una parola originale, dato che UR significa volere anche nel friulano attuale mentre in latino è EGESTAS. In una lingua senza nomi come quella celtica emulare era necessario. Contemporaneamente dovevano farsi capire dai compaesani e per questo le emulazioni venivano fatte con la propria lingua.  In italiano la parola ORSO, aggiunge solo un dettaglio a quella friulana ORS. Nello spagnolo OSO perimetro senza perimetro, fa sempre riferimento ai perimetri delle piante mentre nel francese OURS, detto URS capiamo che l'enorme mole di schiavi importati dalla Gallia deve avere fatto il suo soppiantando l'ORCSOS latino che non ha nulla a che fare con il nostro mitologico OR-COLAT friulano, tradotto: bordo caduto, meglio conosciuto come terremoto. 

URS che è presente anche in Romania ex Tracia dove erano situati anche i celti. In queste zone la genetica mostra tracce irrisorie dei romani come in Francia e in Friuli/Veneto.  Ricordiamoci sempre che noi abbiamo circa solo un 7% dell’informazione totale. In tempi antichi il linguaggio del corpo, il para-verbale, nonché le convenzioni o i modi di dire locali, facevano da padroni. Noi non avendo testimoni diretti dei gesti, e del tono che usavano, dobbiamo solo dedurlo riducendo, per quanto possibile, la possibilità di errore, errore che fa parte integrante del risultato. 


Ora facciamoci un bel viaggio nel globo. 



URSO in portoghese specifica che vogliono un perimetro caldo. ARKOU'DA in greco a mio avviso racchiude le spiegazioni di tutti. Perdono una O nella pronuncia ARKUDA, e tradotto nel mio sistema diventa fare vicino caldo, assieme fare pianta. Graffiano/piantano quando fa caldo. I danni solo d'estate. Contemporaneamente la erre significa anche fermarsi e non solo piantare, un po'come quando uno si pianta con la macchina, di fatto si ferma. Come se prima li non ci fossero e si fermassero/apparissero in zona quando fa caldo. In albanese ARIU, caldo qui fare pianta, con il caldo si fermano, sostano in modo visibile. Arabo DUBB, detto DUBON sopra, bene caldo vicino.  Esce dalle tane quando fa caldo. Ci sono Termini come quello catalano SUPORTAR che mostrano che non aveva un nome, solo lo sopportavano. In giapponese KUMA fare assieme a me caldo. Sempre un punto di vista dove il caldo lo rende presente con noi. In cinese Xiòng avere vuoto perimetro qui molta cosa. Facile dedurre che sia la solita corteccia tolta. Danese bjørn letto BIARN vuoto pianta fare bene qui. In ebraico דוב DOW, qui i documentari fanno da padroni. Un animale che si chiama vicino perimetro acqua da molto l'idea di "a caccia di salmoni". 

E in Nepal come lo chiamano Mario? Io so che lo sapete. भालु  Bhālu, si proprio balu quello dei cartoni animati. In questo caso però la H è pronunciata poco ma pronunciata, il che cambia molte cose, ed é come per i toscani dire Hasa o casa. BHALU' tradotto viene : grande caldo fare bene assieme. Stanno assieme al caldo. Stanno bene al caldo. Mario è freddoloso. Parole diametralmente opposte che descrivono lo stesso effetto o dettagli evidenti della specie.

E in filippino? OSO! Ma dai Fausto non è possibile che i filippini dicano OSO come in spagnolo! Ci stai prendendo in giro ammettilo! 

Ebbene no! Dicono OSO. L'unico ORSO che hanno i filippini è un gatto arboricolo incidentato con un orso, il BINTURONG. Dunque i filippini niente orsi veri ma dato che non sapevano che cosa era l'orso glie lo hanno insegnato gli spagnoli. 😜 



Come noi, mica sapevamo che il KIWI è un uccello che non vola brutto e peloso come i KIWI del supermercato solo con le zampe da gallina. 


Nel friulano ho cercato una mole importante di indicatori ripetitivi che creano una matrice sistematica di risposta. Una sorta di comun denominatore che nel latino e nelle altre lingue non ho cercato ma solo confrontato restando al quanto spiazzato. Quello che emerge è la mancanza o la presenza di matrici o parole uguali nelle lingue che non sono l’oggetto della mia indagine. Mi sono limitato a sovrapposizioni di significato, dove coppie o al massimo tris di lettere davano un indicatore su quale lingua orientare la formazione di una parola.

Tornando a Mario, l’orso, va fatto notare che essendo un animale in origine descritto, e senza un nome proprio, come tutti gli animali poteva cambiare la descrizione da zona a zona. La parola orso in celtico la si trova anche come ART che darà i natali alla parola artiglio ma che deriva da fare pianta superfice. Se ci pensate anche una cosa artificiale è modellata, per l'appunto ARTificiale. Oppure ARDE, che in friulano diventa AL ART, per l'appunto intendevano che il fuoco si piantava sulla superficie, aveva attecchito. Una frase che, come ORS, poteva essere usata in molti casi, dal mondo agricolo, alla metallurgia, alla cucina, al riposare e così via. Compare ad esempio nelle parole M-ORS-O, S-ORS-O, D-ORS-O ecc.

Tolto il BEAR, bene essere fare pianta/stare fermo, una sorta di bene in letargo, che unisce l’inglese al tedesco che è, e se ci fate attenzione, la visione opposta a quella latina. Al nord dicono meglio che stia in letargo e al sud dicono esce con il caldo.  In ogni lingua europea la parola ORSO cambia, e il motivo ormai mi è chiaro, descrivevano e non nominavano.

Credo che il passaggio alla scrittura fosse un grande scoglio per i celti dato che i Druidi scrivevano sia in greco che in latino ma non nella lingua madre. Il gesto che indicava un animale, un oggetto o qualsiasi cosa, associato ad una parola dei primordi, nello scritto non prendeva forma creando gran confusione. I termini ancora immaturi erano descrittivi variando di zona in zona, e questo non era trascrivibile perché non esisteva una vera e propria convenzione che formasse una parola comunemente riconosciuta. Era come se indicassi una tazzina dicendo, quella roba che metti dentro una cosa. Nello scritto non poteva funzionare.

Oggi, con il subentro del mondo dei social è stato necessario inserire gli emoticons, segno che ancora oggi la scrittura è immatura rispetto alla comunicazione. I social sono pieni di gente "incazzata a bestia" perché non capisce se il "ti amo" era vero o l'amico ti perculava. 



L’avvento della scrittura in tutte le lingue crea nuove convenzioni in senso generale. Non basta più descrivere una cosa o un animale ma gli si deve dare un nome. La tenuta di libri contabili e di registri atti a tenere memoria di eventi e stati di fatto, creano la necessità di definire in modo più preciso un concetto legandolo ad un tempo, un genere, una quantità e un identità. Questo accade anche ai giorni nostri di continuo, specialmente nel campo informatico. Ogni nuovo processo crea una nuova parola che identifica una nuova convenzione e comunque ancora oggi abbiamo problemi di comunicazione nello scritto. 


So che vi tengo sulle spine ma nel prossimo post parleremo ancora di animali e di parole celtiche mutate nelle lingue romanze attuali.

I testi sono tratti dal libro LA PASSORD DELLE PAROLE che trovate su AMAZON e dai miei appunti.







mercoledì 15 febbraio 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO? PARTE 1

 GLI ANIMALI

Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo. 

Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.

Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 

https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822

Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 

Non tutto è facilmente comprensibile perché le evoluzioni della linguistica sono molte ma per molte parole risulterà semplice.

Oggi parliamo dei Bovini. Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini. La lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna.

I BOVINI

Bue BO bene perimetro, o meglio perimetro bene si lega al tosare l’erba e al lavoro agricolo. Di fatto teneva lavorati i fondi. Si tratta di un castrato gestibile nelle attività contadine (non ha il bozzo dei testicoli essendo un castrone).



Vacca VACIE liquido fare cosa qui essere con la frase rigirata avremo essere qui cosa liquido fare (produce latte).




Vitello V-I-DI-EL liquido qui vicino qui essere grande  con la frase rigirata avremo grande essere vicino qui, liquido qui. Va detto che la parola VI poteva significare anche avere ed EL era anche una sorta di "lui". In questo caso sarebbe stato lui avere vicino qui. Sarebbe stato comunque coerente solo che non sappiamo quando si sono formate le coppie di termini e di conseguenza la frase che ha definito il nome dell'animale.  


Vitellino VI-D-I-EL-UT avere vicino qui lui caldo superficie (appena nati hanno 37-38°C e non 22 sulla superfice). La parola EL essere grande in friulano si usa per dire lui. EL MI HA DIT, lui mi ha detto, o anche AL MI HA DITE


La parola UT pare sia una parola di transizione. I cuccioli che sono appena nati prendono questo appellativo divenendo sinonimo anche di piccolo. Le ripetizioni di termini con due significati sono comuni nel friulano. Un esempio è la parola A-N-D-AN, che contiene i due AN, quello che significa fare vuoto e la sua mutazione nell'altro in avere, che poi si rifletterà anche nell'italiano con parole più articolate come la parola HANNO che ha l'acca muta e contiene il termine ANA-N-D-AN  significa fare vuoto vicino avere. Una sorta di azione omnicomprensiva del raccolto agricolo. Anche il bambino piccolo, FR-UT-UT, ha questo meccanismo e una la matrice UT come piccolo e U-T superfice calda, ossia neonato/appena fatto.



Possiamo trovare parole come coltellino CURTISUT, dove la matrice UT sta ad indicare una cosa piccola. C-U-R-T-I-S diventa molto qui superfice pianta assieme caldo, una sorta di superfice forgiata.  Molto spesso possiamo notare queste evoluzioni nelle lingue dove, un contesto di una parola fa nascere un sinonimo e contemporaneamente da vita allo humour nostrano e inglese che si fondano sui doppi sensi.

Manzo MANG-MANZ = me- fare vuoto-andare/cosa↔ andare/cosa me fare vuoto. Una sorta di eviscerare. Credo che non facesse una bella fine.  Ha la stessa matrice di mangiare. Che in friulano si dice MAN-GI-À mano va fare ↔ fare mano va. Traducibile anche per esteso, fare andare me avere, o fare andare, vuoto me fare. Nel senso che si ha la pancia vuota. Essendo una lingua descrittiva cambiando il gesto mutava il senso della frase. MA=me fare, MAN=me fare vuoto. Erano raccoglitori, svuotavano il territorio e lo facevano con le mani. 


Anche questo particolare è importante dato che forchetta e coltello, per il credo popolare, arriveranno con i longobardi e verranno nominati al momento. Qui va sfatato un mito, la forchetta era presente tra i romani e i greci già nel I-II a.C. Venne poi abolita perché reputata dalla chiesa strumento del demonio.

Il Cucchiaio, SI-D-ON, sopra andare vicino, si riempie sopra. Ricorda vagamente il "sît down" inglese, pronunciato sît daun, con il quale ha la stessa logica usando parole diverse. ON e UN sono termini antichi che definiscono il sopra. Come nelle parole UN-TO e ON-T in friulano.

 


La parola SI per dire andare nasce da un non qui. Di fatto è una negazione del rimanere, una sorta di non stare in un posto. In molte varianti del friulano troviamo il : ondai di Si , oppure andai di LA. Esiste anche il SIN che é un non dentro/uscire.


La forchetta, P-I-R-ON, sopra pianta punta qui, ha le punte sopra


Come già detto in altri miei post la parola ON è occultata nel friulano e in molte lingue a livello globale mentre nell'inglese compare pulita. ON significa perimetro vuoto, ed ogni cosa che ha un perimetro vuoto è sopra, se avesse un perimetro pieno sarebbe immersa in un materiale e di conseguenza non sopra. Come leggete spiegano come sono fatti o a cosa servono. Il cucchiaio si sa dalle fonti che era uno strumento già usato dai druidi. Anche se si vogliono attribuire ai longobardi queste parole contengono matrici locali come infilzare IMPIRÀ fare pianta qui punta me qui. Il termine é simile al A-R-P-I-ON-E essere sopra qui punta fare pianta/piantare. Come vedete nell'italiano la coerenza rimane.


Finiamo con la parte porno di questo mio articolo, il TORO superficie perimetro, pianta perimetro (monta). Come per il lupo che vedremo in un altro post anche qui due perimetri, solo che in questo caso sono quello della giovenca e quello della vagina. Vista la genericità della frase si potrebbe pensare alla clausura, ma i tori stavano con le giovenche e i vitelli. Garantivano la sicurezza nel branco. In ogni caso essendo descrizioni antiche coadiuvate con il gestuale, mancando il gestuale oggi non sempre é facile capire cosa indicassero. L'unica certezza che abbiamo é che la matrice é costante e ci permette di restringere di moltissimo il campo d'analisi. 





I testi sono tratti dal libro LA PASSORD DELLE PAROLE che trovate su AMAZON







martedì 7 febbraio 2023

LE PAROLE AFFETTIVE 

Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su: https://youtu.be/7VnZfpqr72U . Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.

AMÔR

Tra le parole affettive le troviamo la parola amore A-M-OR fare me bordo, "al mio fianco".


BUS-I-MI


BUS è un buco si sà, e lo troviamo anche in posti insospettati ma palesemente concreti.

Baciami BUS-I-MI buco qui me qui ↔qui me qui buco (buco generico ma di fatto bocca).

Chi ha in mano la mia rosa fonetica si accorge che BUS significa bene caldo molto. I buchi personali sono cosi: caldi! Da qui il termine che anche il maniscalco (feraiûl) poteva realizzare solo a grandi temperature, per l'appunto US. Ossia per fare un buco nei metalli non avevano trapani ma scaldavano il metallo e lo foravano. Spesso accadeva anche con il legno. Buco B-US-E buco essere. Il concetto di buco fatto nei metalli deve essere nato dopo partendo dalla bocca o da altri orifizi caldi che danno l’idea di buco come un nido.

                                                    BUS-E


Bacio BUS-A-D-E bene caldo molto fare vicino essere essere vicino fare buco(bocca)

ADE a me piace molto, anzi moltissimo. Era il Dio delle ombre e dei morti. Ora vi sfido! Scappate dalla vostra ombra e vi accorgerete che è ADE, fare vicino essere. 😂 Come vedete le matrici sono le stesse in ogni lingua sebbene prendano strade diverse.


BRAZ-À



Abbracciare, BRAZ-À braccia fare, oppure, bene pianta fare cosa fare fare - cosa fare bene pianta. Anche qui nasce il concetto di braccia prima e poi da lì l’abbraccio. Il braccio era una cosa piantata su noi stessi. Usavano questo BR ovunque come per il nome del corvo o di Brenno, o Brennero. Ad esempio BRAIN letto BREIN è in=dentro; E=essere; B=bene; R=piantato. Una cosa ben piantata dentro senza fronzoli sull'esterno. Non è come la lingua che esce. LENGHE essere avere essere grande vuoto. Una sorta di tira dentro quella cosa. In inglese TONGUE detto TAN pare con la stessa logica, superfice fare vuoto. Anche qui tira dentro la linguaccia!  P.s.: Gli inglesi non hanno una gran passione nel cercare coerenza tra ciò che pronunciano e le lettere che scrivono. 😜 Nel latino L-IN-GU-A fare avere grande dentro. GU è una regressiva come CU, sono termini che significano avere caldo e assieme caldo e poi nel tempo sono divenuti di nuovo avere e assieme, ma non in tutte le lingue. Qui è evidente che una lingua immatura come quella celtica si sia fatta influenzare dal latino nel friulano restando comunque originale. Sebbene simili sono molto diverse come suoni tra di loro (intendo LINGUA e LENGHE) avendo una logica di fondo simile si avvicinano come idea. Questo capita con tutte le indoeuropee mostrando concetti affini che creano assonanze. Se ci pensante con 8000 anni di ritardo diciamo le stesse cose solo con frasi odierne che un tempo sarebbero state logorroiche. 😅


ANIME



Anima A-N-I-ME fare vuoto qui me. Ha un legame stretto con lo spirito, spiro, respiro. Quando sopraggiunge la morte i polmoni, di norma si rilassano svuotando la persona. Nel tempo, questo termine ha preso una valenza fatua lasciando correre la fantasia di tutti. L’idea che qualche cosa lasci il corpo crea speranza. A-N-I(MA) cambia di poco da ME me essere a MA me fare. 

Nelle caste più alte il respiro ha da sempre permesso la trasmissione del sapere per via orale. Quel respiro reincarna le idee dei maestri precedenti in quelli successivi.

Seguendo questa logica si può capire come nasca anche il concetto di reincarnazione. Parole emesse, pezzi di spirito che forgiano le menti dei nuovi adepti. La reincarnazione è di fatto in pensieri e non in materia. Pensieri che tornano in nuove carni, RE-IN-CARNAZIONE. RE=pianta essere.


ANIMȂL


Diverso per noi è l’animale ANIMȂL fare vuoto qui me fare fare grande grande fare fare, me qui vuoto fare. Capiamo che si tratta di una preda impegnativa di grandi dimensioni da macellare. Tempo fa credevo che la matrice anima in animale fosse comune perché nutrita dallo stesso concetto spirituale ma a quanto pare non era così. Si riprende lo stesso concetto nella parola MANZ, manzo. Cosa vuoto me fare, era da macello da scarnare. Del manzo e affini ne parleremo poi. 🐄🐄🐄🐂🐂🐂

MATRICE IN ITALIANO

PER CHI VOLESSE SCARICARSI LA MATRICE 



venerdì 3 febbraio 2023

LA GENESI DELLA LINGUISTICA

 LA GENESI DELLA LINGUISTICA

Il seguente video è in italiano e spiega come la lingua celtica si sia evoluta nelle lingue romanze.



LA GENESI DELLA LINGUA FRIULANA RACCONTATA IN FRIULANO. 
Buona visione.



giovedì 2 febbraio 2023

 𝐈𝐋 𝐁𝐀𝐑, 𝐐𝐔𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐎𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐕𝐀 𝐁𝐄𝐍𝐄 𝐎𝐕𝐔𝐍𝐐𝐔𝐄.


AR un termine che compare ovunque, lo troviamo spesso nel friulano ed è occulto nell'italiano. Degli esempi sono
MILUÇ(AR) = melo, PIOR(AR) = pastore di pecore, NOGL(AR) = nocciolo -- e via dicendo.
Questo AR "fare pianta" che girato nel verso di lettura diventa " pianta fare", indica il fare un frutto, una cosa piantata/che nasce su qualcosa, un’unione, uno stare fermo, un fare una sosta, o una fermata. In linea generale si tratta di un azione che indica o uno stare fermo o uno stare assieme.
Fino a qui sembra apparentemente tutto chiaro.
Se osserviamo la parola BAR friulana che indica un osteria si riferisce anche ad un cespo/cespuglio e al tempo mi ha chiarito una seconda evoluzione del concetto. Per noi l’insalata diventa BAR DI SALATE sarebbe: "bene fare pianta/ vicino qui/ non fare grande fare superficie essere" che girato diventa "pianta fare bene" (è commestibile/utile o semplicemente bella), "qui vicino, essere superfice non fare grande".
Ho provato a ripetere l’operazione manualmente dal vivo. Mi abbasso in modo da raggiungere l’insalata che è un bene/pianta/commestibile e noto che le foglie non formano una superfice tipica del cespo del radicchio. Se analizzate con calma il tutto vi rendete conto che sono stati chirurgici dicendo che non ha una grande superficie, son solo foglie senza cuore. Nella foto è ben visibile che è rada. La parola SAL o SAAL, in italiano sale, deriva da questo significato: SAL=grande non fare. Come sappiamo il sale va dato con parsimonia. Anche la parola selvaggio, SALVADI ha questo significato. Una persona o un animale che non si avvicinano rimangono piccoli. Per capirci sono come le persone sulla strada viste dall'alto di un palazzo, appaiono come formiche. SAL=non fare grande, VA=andare, D-I=vicino qui. Girando la frase capiamo che vicino qui questo essere va senza diventare grande, senza avvicinarsi.
Cosa differente è il radicchio che ha il cespo posto su una bella radice. La radice in friulano è ADRI-E e ADRIK è suo fratello e significa: fare vicino pianta qui assieme assieme qui pianta vicino fare, dove il RI è anche riga ossia fare vicino riga assieme o più recentemente diventa un assieme alla radice. A differenza dell’insalata qui le foglie sono raggruppate e unite ad una radice spessa visibile in foto. Come si può notare la coerenza rimane.

Le considerazioni sul radicchio vanno fatte in friulano ma vanno di pari passo anche in italiano dove la RADI-CE sta nella parola RADI-CCHIO. RADICE=cosa essere vicino qui fare pianta, RADICCHIO=perimetro qui assieme, assieme qui vicino pianta fare. Come vedete è coerente e di pari RADICE, (battutona 😋😅😂).

Stessa radice la parola Imbarazzo, che nel friulano è ancora comprensibile e significa me qui nei rovi, BARAZ o BARAÇ=rovo.
  
Il BAR, quello del prosecchino è banalmente un bene fare pianta, bene fare sosta. Bene fermarsi. Anche qui il bar ha un suo perché a tutto tondo.
Se andiamo in spagna troviamo nel castigliano la parola EMBARAZADA= Fare vicino, fare cosa, fare pianta fare bene, me essere. La parola emarazada significa incinta e di fatto per farlo bisogna fare una cosa da vicino e piantarla bene. Una sorta di "me ben fecondata".

 INSALATA

 RADICCHIO

 RADICCHIO


 EMBARAZADA

 BAR


LA PASSWORD: TRA FANTASIA & REALTA'

  La password, tra fantasia e realtà: comunque sia la sua coerenza non viene mai meno. E questo per il semplice motivo che il meccanismo ...