GLI ANIMALI PARTE 3
Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su:
https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo.
Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.
Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo:
https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822
Potete stamparla e giocarci anche con i bambini.
Non tutto è facilmente comprensibile perché le evoluzioni della linguistica sono molte ma per molte parole risulterà semplice e lo potete fare in autonomia.
Oggi parliamo di altri animali e altre parole di contorno. Il ROSPO, la STREGA, la CAMPANA e la RANA .
Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini.
La lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna ma ancora visibile nelle parole mostrando palesi differenze grammaticali tra celtico e latino.
Oggi parliamo di Giacomo S-AVE (il rospo) detto: non fare avere. Le popolazioni celtiche le rane le mangiavano, mentre non era il caso di mangiare i rospi, visto che hanno tossine. Il rospo, se molestato, può secernere veleno che da un lato emette un forte bruciore e dall’altro fa assorbire al suo contatto la bufotenina. Si tratta di una tossina dagli effetti allucinogeni. Giacomo per certi versi era il fornitore del chimico. Il chimico d'altri tempi noi oggi lo conosciamo bene. Fin da bambini lo vedevamo in tutti i film dove le streghe preparano le pozioni magiche aggiungendo sempre il rospo. Giacomo faceva sempre una brutta fine sebbene fosse utile nell'orto. Le streghe erano un tempo quello che oggi chiamiamo il chimico degli spacciatori. Se Panoramix, il druido di Asterix e Obelix faceva la pozione per la gente del campo, le streghe poi, e druide prima, lo facevano per la gente e per diletto. Il veleno emesso da dieci rospi pare sia in grado di diventare letale per l’uomo. Dunque, credo che abbiano imparato in prima persona che le rane sì e i rospi S-A-VE.
In merito un piccolo spoiler. Vi ricordate la mela data dalla strega a Biancaneve? Beh dai semi della mela si ricava il cianuro e poi ci hanno fatto la storia di Biancaneve. Sempre la strega era quella che sapeva ste cose. In friulano strega è STRIE non essere riga superfice, una storta, gobba, ricurva, una non a piombo fisicamente e/o moralmente.
C-AMP-ANA assieme fare me punta, fare vuoto fare ↔ fare vuoto fare, punta me fare assieme.
Se ci si fa attenzione si capisce con chi è assieme la “punta”. In un solo caso la punta viene fatta da me, assieme al ANA, il contenitore, il vaso, VASA come dicevano i latini. Nell’altro caso non sono uniti/assieme ma sono cose disgiunte.
Dunque, il termine friulano pare indicare un oggetto antecedente al battacchio interno ideato dal vescovo.
Il nome italiano campana, lo fanno derivare dal latino VASA CAMPANA, espressione che indicava dei catini emisferici, catini, prima in bronzo e poi in terracotta prodotti nella zona di Napoli (che appunto è in "Campania"). Anche in questo caso pare evidente che la parola ANE o ANA includono già che si tratta di cosa vuota, come una capanna, CAPANE in friulano essere vuoto fare punta assieme fare. Descrizione perfetta per una tenda o una gabbANA.
Dunque, la VASA latina è solo una ripetizione nella VASA CAMPANA, che mostra l’introduzione della parola campana nel latino già nel V secolo.
Ma è veramente cosi? L'uso della campana aveva uno scopo ben preciso che non era quello ecclesiastico, ma quello di richiamare i contadini dai campi per farli mangiare, da qui scopriamo la parola campo, campagna e ÇIAMP in friulano. Dunque la parola CAMP-ANA e ÇI-AMP-ANE era fare vuoto campo/campi e descriveva bene pure l'oggetto. Questi significati che prendevano concetti a tutto tondo andavano molto di moda. Più cose creano la coerenza di un significato e più erano vere e corrette, dunque da usare seriamente mentre quelle che creavano paradossi servivano allo humor all'inglese.
Ora è il turno della rana, il CROT assieme pianta perimetro superficie ↔ superfice perimetro assieme pianta/ferma. Se si percorrono i fossi, chiunque di noi sa che le rane saltano in acqua lasciando il perimetro. Come per le serpi e le lucertole, anche questo animale rimane fermo/piantato in un posto al sole o sfruttando la temperatura ambientale. Non sono rettili ma essendo anfibi hanno un sistema termo regolatore similare.
Qui sappiamo che quel posto sta nel perimetro della
superfice che confina con gli stagni. Il fratello gaelico GROT, sempre
rana, oltre ad essere parola celtica insulare e sorella della nostra diventa banalmente avere pianta perimetro
superficie. Questa gente considera lo stare fermo un concetto di piantato "R" che un po’conosciamo anche noi. Se pronunciamo la erre alla francese, di gola, simuleremo del catarro piantato, bloccato da espellere. Da qui il concetto poi ingentilito dalla R nostrana. Qui diventa chiaro che la lingua celtica insulare e quella continentale stavano ancora formando da frasi nuove parole. Si tratta di frasi simili che si sono fissate poi come parole definitive. Nello stesso Friuli troviamo casi analoghi tra paese e paese. BUNE SERE e BU-I-NE SERE. Questo mostra una palese formazione della parola negli ultimi 1300 anni. Prima erano separate, la I é un banale qui(posto indicato ovunque con il dito).
All'inizio del libro LA PASSWORD DELLE PAROLE mi ero posto un quesito, ossia perché, tra la rana e la grotta ci fosse un legame sebbene con un suono interno differente. Qui troviamo la soluzione. Il gaelico GROT, che identifica sia la rana che il spaventoso, quello che noi definiremo grottesco, che si lega alla GROTTA in italiano, o GROTTE in friulano, e contemporaneamente il friulano CROT, la rana, ci mostrano palesemente due suoni differenti tra di loro. La G di grotta=avere, e la C di cane=assieme, che diventano intercambiabili. Come vedremo definiscono una prassi dove i concetti sono assimilabili e scambiabili come AGUA, AGHE, e ACQUA rispettivamente in spagnolo, friulano e in italiano. Questi passaggi, nella normale glottologia, non erano capiti e venivano riportati come mutazioni o slittamenti fonetici. Concetto che dipendeva dagli autori ma di fatto non chiarito.
All’inizio del libro avevo creato un quesito proprio con la parola rana che si legava alla grotta. Come d’incanto diventa comprensibile capire anche il concetto di grotta GROT-E è sempre essere superficie perimetro avere pianta. Si tratta sempre di qualcosa piantato nella superfice, e in questo caso è un buco da dove può uscire un animale coniando il termine grottesco. Dove ESCO si lega ad ESC e ES in friulano. Come notate noi friulani abbiamo le matrici basiche cortissime nella nostra lingua. ES significa essere molto. Una cosa che eccede esce. In friulano per similitudine il CROT significa anche nudo. Come vedete, è ormai di norma che si tratta sempre di frasi per descrivere un qualche cosa. Frasi che poi divengono convenzioni e addirittura mutano in significati nuovi con il passare del tempo a causa dell’ambiguità che creano strada facendo. Se io incontro una persona nuda e dico sei come una rana si sta poco a identificare un concetto di nudo per similitudine. Oggi dare del porco, del cane, dell’oca, della serpe, dello struzzo e così via, indica come un tempo la qualità di una persona per similitudine.
La parola tedesca KRÖT non deve far confondere,
il termine si pronuncia cruute che da noi significa rospo. CRUUTE assieme
pianta fuoco fuoco superfice essere ↔ essere superfice fuoco fuoco pianta
assieme. Riporto dal mio libro: “Il
rospo, se molestato, può secernere veleno che da un lato emette un forte
bruciore e dall’altro fa assorbire al suo contatto la bufotenina”. Come
da manuale diamo ragione su cos’è il KRÖT ai tedeschi.
La rana in italiano compare in caledone con RAN che significa gridare, in egiziano RANAH e in ebraico RANE che significa mandare rumore. RAN pianta fare vuoto ↔ vuoto fare pianta/piantare si potrebbe tradurre come emettere. Per capirci, quando si emette un suono si svuotano i polmoni. Ma un dubbio viene se pensiamo all'inglese RUN correre, pronunciato anche questo come RAN. Il concetto odierno di correre è come un tempo omnicomprensivo. Correre è una sorta di muoversi, darsi da fare. Si corre in auto, si corre al lavoro quando si lavora a cottimo. Il correre è quando si produce in genere. Il lavoro del tempo era nei campi e la parte più impegnativa era il raccogliere e questo per loro era correre. Un esempio era ed è legato alla fienagione. Il raccolto non doveva prendere la pioggia e bisognava fare in fretta. RUN o meglio RAN fare vuoto pianta, in questo caso si stimolava la gente a fare in fretta è un raccogliere che diventa R-AN pianta avere. La negazione di un concetto era la prassi. Se il stare fermo era R il fare vuoto il posto di sosta era RAN. Anche nel friulano questi concetti si ripetono in continuazione. La parola andare "SI" pronunciata con una esse come nella parola sbalzo, significa non qui. Nella parola RUN il contesto poi determinerà la convenzione che creerà un uso specifico della frase divenendo parola che ha un bel po' di significati coerenti con ciò che ho scritto. Non solo, in Egitto esisteva il Dio RA, il sole, colui che come la rana emette.
Tra le otto specie di rane locali nostrane quella che fa più rumore in friulano si chiama CRÀČULE in caledone CRACAIL scricchiolare. Confondibile come suoni con la nostra Scjaraçule, che è uno strumento musicale che per l'appunto fa un rumore simile e contiene sempre la parola RA.
La parola rospo friulana SAVE compare simile in
galiziano, portoghese, spagnolo come SAPO ma significa altro. SAPO non fare punta perimetro,
cercavano rane lisce e non ricoperte di tubercoli e verruche. In albanese come ZHABË,
in croato come ŽABA KRASTAČA che sembra contenere entrambi gli anfibi rana e rospo,
ma la prima nega la presa di quel tipo di anfibio. ZHABA russo, ucraino e
bulgaro, ŽABA bosniaco. ZHABE non fare bene essere, non era da prendere.
Per capire meglio analizziamo ancora qualche nome legato al rospo. Italiano ROSPO pianta perimetro molto punta perimetro ↔ perimetro punta molto pianta perimetro, anche qui ci mostra la presenza di tubercoli e verruche.
Ciò che stiamo facendo è analizzare le parole grazie ad un algoritmo che ha creato quella che poteva essere la lingua zero del continente euroasiatico e delle Americhe. Tolgo l'Africa perché è il punto di partenza della nostra specie ed ha evoluto delle lingue in modo autonomo anche se moltissimi termini hanno pari radice. A mezzo di questa mia matrice ricreiamo le singole frasi in ogni lingua. La lingua celtica era molto immatura e vicina a questo zero generale ed è per questo che il friulano ha parole molto corte nel suo lessico. Per ogni popolo sarebbe stato facile cogliere termini simili a questa lingua dato che abbiamo parole cortissime come SI, GI, NIN, OR, VI, VE, VIN, LA e moltissime altre. Tenete conto che il friulano ha parole mediamente più corte del latino arcaico.
Ciò che adoro è meravigliarmi e in questo lavoro accade a
ruota libera. Quando ho realizzato il mio vocabolario credevo di trovare solo
indizi tra le parole che mi permettessero di capire da dove sono arrivate. Oggi
credo che Diodoro Siculo avesse colto un dettaglio molto importante. Le parole
corte da lui citate permettevano ancora nel 50 a.C. di capire il significato
base delle parole nella lingua celtica.
In tutta Europa e non solo, non dando un nome agli animali e
alle cose, la parola nata da una frase indicava una caratteristica di ciò che
indicavano. Quello che ne risulta è che non si tratta di una mal copiatura di
un termine tra le lingue, ma di frasi che in qualche modo oggi si assomigliano,
e che un tempo rendevano note le differenze di pensiero, o meglio, il punto di
vista di una popolazione isolata che creava una parola.
Mentre un tempo queste erano
frasi, oggi figurerebbero come anagrammi perché abbiamo perso il senso della
frase originale. Come dire FIAT o Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Qui capiamo che le popolazioni
celtiche nel 50 a.C. avevano ancora un vocabolario molto scarno e che le parole
trovate e riportate dai testi latini erano frasi intere unite per creare un
identificativo. Le parole celtiche ricostruite oggi sono a mio avviso già ad
uno stadio evolutivo linguistico avanzato. Tutte le lingue celtiche insulari e
continentali sono da considerarsi neoceltiche. Le stesse lingue romanze sono un evoluzione recentissima di una lingua neolitica come quella celtica.
So che vi tengo sulle spine ma nel prossimo post parleremo ancora di animali e di parole celtiche mutate nelle lingue romanze attuali.























