GLI ANIMALI PARTE 2
Per chi approccia questo documento per la prima volta è meglio se si guarda il video su:
https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo.
Le parole sotto sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.
Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo:
https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822
Potete stamparla e giocarci anche con i bambini.
Non tutto è facilmente comprensibile perché le evoluzioni della linguistica sono molte ma per molte parole risulterà semplice e lo potete fare in autonomia.
Oggi parliamo dell'ORSO e altre parole di contorno.
Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini. Vi ricordo che la lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna, inoltre era molto prossima allo zero linguistico generale.
ORS=orso, detto anche perimetri pianta, e per capire il perché basta guardare la foto sotto, quella dell'albero sfregiato. Il nostro amico, che chiamiamo Mario, ne sa una più del diavolo. Strofinandosi contro i rami, gli orsi stimolano la fuoriuscita dalla corteccia di resina, catrame naturale e linfa: una patina profumata e resistente all'acqua che i Dermacentor reticulatus, le zecche che pasteggiano con il sangue di questi mammiferi, detestano. Mario è arguto!! Va fatto notare che il “grizzly”, che non ho idea da dove salti fuori come nome, avrebbe una traduzione similare. Pronunciato GRISLY, significa avere molte righe grandi qui, intese come artigli. Questo identifica sia che chi ha coniato il termine in inglese/celta del grizzly, che colui che ha coniato il nome scientifico in latino “Ursus arctos orribili/orso dagli artigli letali”, avevano notato la notevole dimensione degli artigli, dato che questo animale americano va dai 400 a 900 kg, ed è alto oltre i tre metri in piedi. Non solo, il grisly è di color grigio che ci ricorda il colore grigio friulano, GRIIS. In entrambi i casi ci casca in piedi e rientra in pieno nel concetto spiegato nelle pagine precedenti sul colore grigio e le righe che danno i natali alla parola GRI di grigio e molte altre. Gli orsi europei sono decisamente più piccoli e vanno dai 135–410 kg fino ad arrivare a 250 cm di altezza.
Come vedremo a seguire nei prossimi post tutti gli animali sono descritti in
modo puntuale.
In tutti i libri di etimologia la derivazione della parola orso è chiara, deriva da URSUS in latino, dove il suffisso US indica il singolare maschile. Contemporaneamente URSUS indica la specie, come a dire cavallo o uomo e questo dettaglio non dà il genere reale. Dal punto di vista grammaticale in italiano la specie orso è maschile e la specie marmotta è femminile. Di per sé questo nell'italiano è insensato ed è qui che si incazzano le femministe e i promotori della shwa cercando un linguaggio inclusivo: quella piccola “ǝ” che cerca di sovvertire secoli di sessismo della lingua italiana. Poi quando scopriranno che il tavolo e la tavola son maschio e femmina sarà panico!
Se come al solito lo traduco a mio modo mi viene
URS volere molto, che è la matrice che identificherebbe l’animale e US molto
caldo. Mi sono domandato il perché US, per me molto caldo, si
associa ai maschi nel latino. A pelle mi verrebbe da dire che i maschi dei mammiferi in genere tendono ad essere più vivaci. Dico in genere perché ad esempio
nel bradipo sembra che la femmina sia più attiva del maschio, per quel che si
può considerare attivo un bradipo. Ma qua il bradipo non esisteva e cosi US era giusto. Povero maschio bradipo, dura la vita con una compagna che non ti lascia un momento in pace e mette ansia.
Nel gergo cavalleresco si usa il termine sangue caldo o freddo per
indicare un cavallo più o meno esuberante, ma non credo sia questo il motivo di
URSUS, anche se, il comportamento umano ha, insito in una parola che lega la
temperatura all’esuberanza, il temperamento.
La mia osservazione va legata a fattori culturali e non
personali da un lato, e dall’altro dalle evidenze sportive tra i generi. Tipico
dei maschi sono l’irruenza e l’agonismo che noi releghiamo alla virilità. In
genere il sesso femminile è meno mascolino a riguardo, al punto che per uso
sociale si usa dire gentil sesso. Anche qui i promotori della SHWA ne faranno un caso politico del ci sono donne che son maschiacci e uomini che son femminucce e confusi.
Scherzo! Lungi da me creare dei cliché tra uomo e donna. Oggi
l’espressione di un individuo è scelta personale e tale deve essere per tutti.
L’orso è un animale che va in letargo e non esce se c’è freddo. Dire: URS vuole molto, US molto caldo, è normale in queste condizioni. La parola femminile URSA evidenzia ciò che fanno in natura le femmine, sono molto attive per creare le scorte invernali per la prole. URSA volere molto fare. Anche il cavallo con questa logica spiegherebbe l’EQUUS maschile, e l’EQUA femminile. EQU essere assieme caldo. Il calore che dà una persona, una madre, o un animale, inteso come affetto è un termine che anche oggi si usa, ma per i romani il cavallo era un animale da soma e per questo permetteva di creare gli approvvigionamenti per il riscaldamento invernale. Cosa che i celti facevano con il MUS e il MUL, rispettivamente me molto caldo o me grande caldo. Stessa cosa vale per il BUE, bene caldo essere. La storia di Gesù bambino tra il bue e l'asinello non è nata in Palestina ma qui con San Francesco, dove questi animali scaldavano. Fino a tempi recenti la camera da letto veniva messa sopra la stalla. Le dimensioni di un grosso erbivoro erano, con la loro superfice, come un gran termosifone bio. Altro che stufa a pellet.
In inglese MARE me fare
pianta essere, era fecondabile, ingravidabile, il che ci dice
indirettamente che l’azione delle monte era già gestita. Va ricordata anche la parole
RE-capostipite e MA-madre che verranno usate fin dai tempi antichi e sono un evoluzione linguistica.
Rimane un dettaglio importante che mi preme ricordare, anche se questi miei test sul latino creano una risposta sempre coerente rimane sempre un lavoro parziale sulla lingua latina che, essendo morta, non crea quella scioltezza d’uso che la rende per me facile da decifrare. Mi spiego, mi/ci mancano dei dizionari temporali di merito che mostrino l’incremento delle parole estere nello scritto. Per capirci, non tutte le parole che ho reperito in latino mi danno modo di sapere quando sono comparse e se sono del latino arcaico, quello senza l'inquinamento dell'osco e dell'umbro. Ad esempio, nel latino arcaico URSUS era ORCSOS dove la esse al centro mi crea ambiguità di lettura. OR-CS-OS molto perimetro molto assieme pianta perimetro. Qui si conferma che anche nel latino la visione poteva essere la stessa che ha ispirato i friulani, solo molto più dettagliata, confermando l’origine comune indoeuropea e comuni modi di osservare il comportamento di un animale. Di fatto quello che è palese è che le assonanze tra le lingue indoeuropee diventano maggiormente marcate Nelle lingue romanze grazie a frasi celtiche che hanno creato le nuove parole delle lingue romanze stesse. Ossia la lingua sottostante è quella celtica e quella che conosceva i trucchi per essere scritta era quella latina, o quella greca o altre che poi faranno da mentori di sottofondo. Come a dire che troviamo alcuni latinismi fittizi in lingua celtica, poche parole latine vere, parole celtiche latinizzate nel latino e poi rivendute come latine che hanno dato un idea di latinismi nelle lingue romanze, e poi una gran quantità di parole evolutesi dalla lingua celtica, grazie alle necessità locali. In breve un bordello.
URSUS sembra più una parola importata nel latino che non una parola originale, dato che UR significa volere anche nel friulano attuale mentre in latino è EGESTAS. In una lingua senza nomi come quella celtica emulare era necessario. Contemporaneamente dovevano farsi capire dai compaesani e per questo le emulazioni venivano fatte con la propria lingua. In italiano la parola ORSO, aggiunge solo un dettaglio a quella friulana ORS. Nello spagnolo OSO perimetro senza perimetro, fa sempre riferimento ai perimetri delle piante mentre nel francese OURS, detto URS capiamo che l'enorme mole di schiavi importati dalla Gallia deve avere fatto il suo soppiantando l'ORCSOS latino che non ha nulla a che fare con il nostro mitologico OR-COLAT friulano, tradotto: bordo caduto, meglio conosciuto come terremoto.
URS che è presente anche in Romania ex Tracia dove erano situati anche i celti. In queste zone la genetica mostra tracce irrisorie dei romani come in Francia e in Friuli/Veneto. Ricordiamoci sempre che noi abbiamo circa solo un 7% dell’informazione totale. In tempi antichi il linguaggio del corpo, il para-verbale, nonché le convenzioni o i modi di dire locali, facevano da padroni. Noi non avendo testimoni diretti dei gesti, e del tono che usavano, dobbiamo solo dedurlo riducendo, per quanto possibile, la possibilità di errore, errore che fa parte integrante del risultato.
Ora facciamoci un bel viaggio nel globo.
URSO in portoghese specifica che vogliono un perimetro caldo. ARKOU'DA in greco a mio avviso racchiude le spiegazioni di tutti. Perdono una O nella pronuncia ARKUDA, e tradotto nel mio sistema diventa fare vicino caldo, assieme fare pianta. Graffiano/piantano quando fa caldo. I danni solo d'estate. Contemporaneamente la erre significa anche fermarsi e non solo piantare, un po'come quando uno si pianta con la macchina, di fatto si ferma. Come se prima li non ci fossero e si fermassero/apparissero in zona quando fa caldo. In albanese ARIU, caldo qui fare pianta, con il caldo si fermano, sostano in modo visibile. Arabo DUBB, detto DUBON sopra, bene caldo vicino. Esce dalle tane quando fa caldo. Ci sono Termini come quello catalano SUPORTAR che mostrano che non aveva un nome, solo lo sopportavano. In giapponese KUMA fare assieme a me caldo. Sempre un punto di vista dove il caldo lo rende presente con noi. In cinese Xiòng avere vuoto perimetro qui molta cosa. Facile dedurre che sia la solita corteccia tolta. Danese bjørn letto BIARN vuoto pianta fare bene qui. In ebraico דוב DOW, qui i documentari fanno da padroni. Un animale che si chiama vicino perimetro acqua da molto l'idea di "a caccia di salmoni".
E in Nepal come lo chiamano Mario? Io so che lo sapete. भालु Bhālu, si proprio balu quello dei cartoni animati. In questo caso però la H è pronunciata poco ma pronunciata, il che cambia molte cose, ed é come per i toscani dire Hasa o casa. BHALU' tradotto viene : grande caldo fare bene assieme. Stanno assieme al caldo. Stanno bene al caldo. Mario è freddoloso. Parole diametralmente opposte che descrivono lo stesso effetto o dettagli evidenti della specie.
E in filippino? OSO! Ma dai Fausto non è possibile che i filippini dicano OSO come in spagnolo! Ci stai prendendo in giro ammettilo!
Ebbene no! Dicono OSO. L'unico ORSO che hanno i filippini è un gatto arboricolo incidentato con un orso, il BINTURONG. Dunque i filippini niente orsi veri ma dato che non sapevano che cosa era l'orso glie lo hanno insegnato gli spagnoli. 😜
Nel friulano ho cercato una mole importante di indicatori
ripetitivi che creano una matrice sistematica di risposta. Una sorta di comun
denominatore che nel latino e nelle altre lingue non ho cercato ma solo
confrontato restando al quanto spiazzato. Quello che emerge è la mancanza o la presenza di matrici o parole uguali nelle lingue che non sono l’oggetto della mia indagine. Mi sono limitato a
sovrapposizioni di significato, dove coppie o al massimo tris di lettere davano
un indicatore su quale lingua orientare la formazione di una parola.
Tornando a Mario, l’orso, va fatto notare che essendo un animale in origine descritto, e senza un nome proprio, come tutti gli animali poteva cambiare la
descrizione da zona a zona. La parola orso in celtico la si trova anche come
ART che darà i natali alla parola artiglio ma che deriva da fare pianta
superfice. Se ci pensate anche una cosa artificiale è modellata, per l'appunto ARTificiale. Oppure ARDE, che in friulano diventa AL ART, per l'appunto intendevano che il fuoco si piantava sulla superficie, aveva attecchito. Una frase che, come ORS, poteva essere usata in molti
casi, dal mondo agricolo, alla metallurgia, alla cucina, al riposare e così
via. Compare ad esempio nelle parole M-ORS-O, S-ORS-O, D-ORS-O ecc.
Tolto il BEAR, bene essere fare pianta/stare fermo, una sorta di
bene in letargo, che unisce l’inglese al tedesco che è, e se ci fate attenzione, la visione opposta a quella latina. Al nord dicono meglio che stia in letargo e al sud dicono esce con il caldo. In ogni lingua europea la
parola ORSO cambia, e il motivo ormai mi è chiaro, descrivevano e non
nominavano.
Credo che il passaggio alla scrittura fosse un grande
scoglio per i celti dato che i Druidi scrivevano sia in greco che in latino ma non nella lingua madre. Il gesto che indicava un animale, un oggetto o qualsiasi
cosa, associato ad una parola dei primordi, nello scritto non prendeva forma
creando gran confusione. I termini ancora immaturi erano descrittivi variando
di zona in zona, e questo non era trascrivibile perché non esisteva una vera e
propria convenzione che formasse una parola comunemente riconosciuta. Era come
se indicassi una tazzina dicendo, quella roba che metti dentro una cosa.
Nello scritto non poteva funzionare.
Oggi, con il subentro del mondo dei social è stato
necessario inserire gli emoticons, segno che ancora oggi la scrittura è
immatura rispetto alla comunicazione. I social sono pieni di gente "incazzata a bestia" perché non capisce se il "ti amo" era vero o l'amico ti perculava.
L’avvento della scrittura in tutte le lingue crea nuove
convenzioni in senso generale. Non basta più descrivere una cosa o un animale
ma gli si deve dare un nome. La tenuta di libri contabili e di registri atti a
tenere memoria di eventi e stati di fatto, creano la necessità di definire in
modo più preciso un concetto legandolo ad un tempo, un genere, una quantità e un identità. Questo accade anche ai
giorni nostri di continuo, specialmente nel campo informatico. Ogni nuovo
processo crea una nuova parola che identifica una nuova convenzione e comunque
ancora oggi abbiamo problemi di comunicazione nello scritto.
So che vi tengo sulle spine ma nel prossimo post parleremo ancora di animali e di parole celtiche mutate nelle lingue romanze attuali.
I testi sono tratti dal libro LA PASSORD DELLE PAROLE che trovate su AMAZON e dai miei appunti.









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