martedì 21 marzo 2023

DA DOVE NASCONO I NOMI DEGLI ANIMALI IN FRIULANO? PARTE 4

   GLI ANIMALI PARTE 4

Oggi parliamo del lupo, della lucciola, e della lucertola.


Prima di iniziare quattro parole rituali per chi approccia questo documento per la prima volta. Per capire meglio guardatevi il video su: 

https://youtu.be/7VnZfpqr72U copiando questo indirizzo. 

Le parole scomposte sono il risultato di una matrice matematica creata nel friulano. Per il resto buon viaggio tra le parole.

Se volete usare la matrice in autonomia è presente nel blog copiando questo indirizzo: 

https://www.blogger.com/blog/post/edit/2814926905462346140/8272615939925059822

Potete stamparla e giocarci anche con i bambini. 

Come al solito la lettura delle singole lettere va da sinistra a destra invertendo i primi due termini. La lingua celtica sottostante nel friulano utilizzava una logica differente da quella odierna.

Ma veniamo al dunque, oggi parliamo del lupo, della lucciola, e della lucertola .

In friulano LOOV=lupo, detto grande perimetro perimetro acqua ↔ acqua perimetro-grande perimetro. Un sorta di piscione a raggio diffuso. La presenza di due perimetri credo sia legata al perimetro grande, che è il giro dove segna il territorio, mentre il perimetro in genere sono, piante sassi o posti prescelti dove urinare, o meglio far acqua/liquido. La lettera V che io chiamo acqua in realtà vale per ogni liquido. Ad esempio la parola Vena nasce da più fattori, dati dal lavoro degli animali. NA sta per fare vuoto, come la parola naso, nascondersi ecc. VE sta per liquido essere. Quando ammazzavano un animale si preoccupavano che fosse senza liquido in quei condotti. Il dissanguamento era un rito che ancora oggi si pratica anche se alla gente non piace parlarne e nemmeno ascoltare queste cose. Per l'appunto in friulano VE-NE essere vuoto liquido essere. In ogni caso il dissanguamento serviva sia a portare a morte rapida senza ristagno di sangue nei tessuti e negli organi, condizione indispensabile alla successiva buona conservazione della carne. Sia chiaro, io da vegano sono Intellettualmente distante da queste pratiche anche se fanno parte della mia educazione culturale.  

Dopo aver capito il perché il lupo lo chiamassero cosi ho voluto capire quanto era grande il suo territorio e il perché una popolazione umana di 3000 anni fa specificava questo grande perimetro. In Italia, dagli studi realizzati nell'Appennino centrale, le dimensioni dei territori oscillano tra i 120 ed i 200 kmq, mentre dagli studi intrapresi sulle Alpi i territori minimi hanno dimensioni tra i 150 ed i 400 kmq. Cosi capiamo quanto grade fosse quella L. Di sicuro in antichità avevano un occhio allenato per sapere questi dettagli. 

Ma la parola lupo in italiano che significato ha? Io mi sono fatto un idea che si lega a tutti i mustelidi. Animali che venivano usati per lo più per la pelliccia e il lupo era vittima latina di questo uso. Di fatto mi riservo di dare opinioni azzardate dato che andrebbe ricostruita la storia che è anche essa di logica latina, dato che il lupo era il lupus o lupa. Una sorta di scalda caPo. Se notate ho messo nella parola capo la P maiuscola di proposito, dato che consideravano il capo una parte superiore al corpo, una parte che come il Piede che é un estensione su di noi, anche qui la P, nasce come cosa bastoniforme. La P era o un rilievo o qualche cosa di allungato come una galleria o un foro. La testa in questo caso é un estensione sopra il busto. LUPO=perimetro punta, caldo grande, una sorta di scalda estremità.  


Anche se la mia tesi sembra azzardata di fatto calza in modo un po' troppo evidente e questo è una costante nel mio lavoro. Tra un etimo canonico e ciò che io faccio esiste una grande differenza. Io non cambio mai i significati dei singoli fonemi e seguo la loro evoluzione di significato mettendo in relazione tra di loro tutte le parole e non sol le parole che sembrano solo simili. Una matrice è una matrice.

In greco abbiamo λύκος likos, molto perimetro assieme grande qui, come per i friulani rimane un animale dai grandi perimetri/territori che condivide con l'uomo e questo mostra una logica comune. Uik in albanese, assieme caldo qui, anche in questo caso animale da pelliccia. Inglese wolf , anche qui è un aria grande perimetro acqua, animale piscione. Aria e area nascono dalla stessa logica.  Vilks, in lettone, anche qui fa il piscione. Per i turchi Kurt , superfice pianta assieme caldo, animale da pelliccia. In russo волк volk, assieme grande perimetro acqua, il solito piscione. Di base se cerco di ricreare gli etimo in merito risultano legati a quella che Diodoro Siculo descriveva come caratteristica della lingua celtica, che di fatto è una caratteristica di tutte le lingue arcaiche pre scrittura e da qui capiamo il perché le lingue hanno similitudini fonetiche o similitudini di significato.

Diodoro Siculo (Biblioteca Storica, V, 3) scrisse dei celti:

Nella conversazione la
parola dei Galli è breve, enigmatica e
procede per allusioni o sottintesi, spesso iperbolici
quando si tratta di esaltare sé stesso o sminuire gli altri. Hanno un tono
minaccioso, altezzoso, tragico, e, nonostante ciò, lo spirito penetrante e non
privo di attitudine per le scienze. 

Le lingue antiche le dovevi capire tu.

Questa caratteristica é udibile anche ai giorni d'oggi. Ad esempio ci sono persone che ti chiedono: IL COSO , SOPRA L'AFFARE, DIETRO ALLA ROBA CHE SERVE A COSARE. Se si osserva una persona che dice una frase così la si capisce, ma messa per iscritto o riportata oralmente non ha nessun senso. Dunque non è facile capire a cosa alludessero dato che ci mancano i contesti nei quali nascevano le parole.


Altro animale, questa volta un insetto speciale. Un animale lampadina.

LÙSIGNE, lucciola, luce qui avere vuoto essere. LÙS grande caldo molto o meglio grande bruciare, ci mostra che il concetto di luce nasce da lì. Grazie al GNE, avere vuoto essere, ci spiegano che loro vedevano una luce sparire, si concentravano solo sullo scomparire della luce.


 Il termine GNE lo abbiamo anche nel lampeggiare ma questo può trarre in inganno. Lampeggia = LAMP-I-GNE. La parola LA-MP andare me punta ↔ punta me andare, Oggi indica sia un fulmine, sia il sinonimo di veloce. Si potrebbe dire fare le cose in un lampo. Punta me andare, andrebbe collegato alla pronuncia, o meglio come al tempo scandivano le parole. Se io vedo un fulmine e dico P come punta e poi dico me andare, ossia una sorta di: “fulmine, io vado” abbiamo il significato di pericolo che vivevano e la cosa li faceva scappare in un lampo. Se dicevano lampa ossia LAMPE, diveniva essere punta andare me, c’è un lampo/fulmine, io vado. Il LA é un andare in friulano. Nel caso di lampeggiare LAMPIGNE il GNE definisce l’avere vuoto essere, ossia il non essere colpiti. Oggi come oggi, in ogni triennio, in Italia muoiono a causa dei fulmini 60 persone e 900 sono i feriti. Un tempo le campagne erano piene di gente mentre nella nostra epoca con un trattore si lavorano 3000 campi. Questo ci fa capire quanto fosse alto il rischio e quanto si sia spopolata la campagna. 

Dalla lucciola alla lucertola, pochi notano che già nell'italiano compare la parola luc/e/cci che è la stessa che si accomuna alla luce e ora capiremo il perché. 

LIS-I-ER-TE=lucertola in friulano, tanto qui -qui essere pianta-superficie essere ↔ essere superfice, pianta essere qui, qui tanto. La parola LIS è banalmente un lì come in italiano solo che con la esse finale diventa un molto lì, si potrebbe tradurre anche con uno stare molto li.  La lucertola è l’animale che sta molto piantato/fermo sulla superficie. I rettili cercano il riscaldamento solare, ossia le lucertole stanno guarda caso alla luce. Con la esse davanti, LIS diventa SLIS liscio, non tanto qui molto, un modo per dire senza impurità. Anche qui potete notare che la lingua è estremamente coerente con una matrice di carattere matematico che azzera le logiche etimologiche normali. La tentazione in questo caso è quella di dire che la parola LISCIO non ha la esse davanti invalidando il tutto nel confronto con il friulano. In realtà la esse sta su SCIO. Se scompongo anche la parola liscio ne esce: perimetro qui non cosa qui grande. Come vedete la logica permane.

Un altro termine per definire la lucertola è RIS-ARS-CIE=lucertola, righe fare molto pianta cosa qui essere (bassa friulana), il perché è evidente nella foto, la lucertola ha le righe, piantate/fissate/disegnate sulla schiena. 

Qui si nota un dettaglio importante che ho accennato mentre parlavo nei post precedenti dell’orso, la popolazione aveva molti termini per descrivere un animale anche in zone molto vicine tra di loro, perché come ho scritto si trattava di descrizioni. Questo comporta che in tutta Europa venissero dette frasi differenti per lo stesso animale che hanno creato convenzioni/parole differenti. In tutti i casi si trattava sempre di visioni corrette di ciò che vedevano.


 


Teniamo sempre presente che essendo lingue indo-europee spesso si assomigliano, ma questo è dovuto non al fatto che una civiltà ha fatto da padrona ma a matrici di partenza che hanno logiche e punti di vista simili, spesso influenzati da culture con le quali si sono avuti scambi, ma fino in tempi recenti quasi sempre convertite nella propria lingua. 

Nel prossimo post parleremo ancora di animali e di parole celtiche mutate nelle lingue romanze attuali.

I testi sono tratti dal libro LA PASSORD DELLE PAROLE che trovate su AMAZON e non solo.





giovedì 16 marzo 2023

Chi era Carl Ludwig Fernow?

 𝐃𝐀𝐓𝐄𝐌𝐈 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐋𝐏𝐄𝐕𝐎𝐋𝐄

Chi era Carl Ludwig Fernow?
"Ha stato lui" a dire che il friulano è una lingua reto romanza.
Fernow nacque in Pomerania, figlio di un servitore nella casa del signore di Blumenhagen. All'età di 12 anni divenne impiegato presso un notaio e poi apprendista di un droghiere. Durante questo periodo di servizio, sparò accidentalmente ad una donna che era entrata nel negozio ma, grazie all'intercessione del suo padrone, riuscì a sfuggire alla denuncia, ma ciò lo segnò profondamente e lo spinse ad abbandonare il proprio apprendistato e la propria città natia.
Da giovane si trasferì a Lubecca, dove riuscì a coltivare in pace la sua naturale passione per il disegno e la poesia. Si formò artisticamente presso il pittore Asmus Jacob Carstens, la cui influenza fu un importante stimolo affinché egli abbandonasse definitivamente ogni altro progetto di professione e si dedicasse alla pittura. A Ludwigslust si innamorò di una giovane ragazza e la seguì a Weimar; la storia terminò ed egli si trasferì a Jena. Qui venne presentato al professor Reinhold, e nella sua casa conobbe il poeta danese Jens Immanuel Baggesen. Quest'ultimo lo invitò in Svizzera ed in Italia, una proposta che egli accettò nel 1794 per avere l'opportunità di proseguire i propri studi nel mondo dell'arte. Al ritorno di Baggesen in Danimarca, Fernow, assistito da alcuni amici, visitò Roma e vi rimase per qualche tempo. Qui incontrò nuovamente Carstens il quale si era stabilito nella città eterna e poté applicarsi allo studio della storia e della teoria dell'arte nonché alla lingua ed alla letteratura italiana. Facendo rapidi progressi, poté qualificarsi al corso di letture e archeologia, frequentato dai principali artisti dell'epoca a Roma. 𝐀𝐯𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚, 𝐧𝐞𝐥 𝟏𝟖𝟎𝟐 𝐭𝐨𝐫𝐧ò 𝐢𝐧 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐥'𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐉𝐞𝐧𝐚.
Questo è interessante, alla fine del 1700 avere una moglie italiana dava la qualifica per diventare docente di lettere a chi faceva un corso.
Nel 1804 accettò l'incarico di bibliotecario della duchessa Anna Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel, duchessa vedova di Sassonia-Weimar, posizione che gli consentì ancora una volta di approfondire i propri studi letterari ed artistici e di mettere in pratica quanto appreso nel suo soggiorno romano. Fernow morì nel 1808 a Weimar, e venne sepolto nel Jacobsfriedhof a 55 anni.
Detto questo, che per facilità l' ho preso da Wikipedia, ci avventuriamo a sfatare un errore storico che riporto dal libro LA PASSWORD DELLE PAROLE. Io sono partito dalla lingua friulana perché da sempre, per me, è stata fonte di incoerenze valutative. Una tra tutte è, che per il credo comune, si tratta di una lingua retoromanza. 𝐃𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐞, 𝐢𝐧 𝐅𝐫𝐢𝐮𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 è 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐫𝐞𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, ma a quanto pare per divenire prof. un tempo era facile. Da qui la prima anomalia che mi ha indirizzato sui “perché”, dato che si sa che la storia crea precedenti difficili da rimuovere.
Carl Ludwig Fernow, mentre elaborava i suoi studi in Italia, colpito dalla varietà dei dialetti italiani, ne diede una descrizione accurata e ricca di osservazioni acute e fin qui gli va dato merito. In questo suo lavoro, Fernow, aveva notato la singolarità linguistica del friulano e lo aveva separato dai dialetti italiani, avvicinandolo al "retico" (romancio grigionese e ladino engadinese).
In seguito, vedremo che siamo in presenza di una valutazione parzialmente arbitraria. Il Fernow riconosce l’affinità tra le lingue che cita e le colloca erroneamente tutte e tre.
Ad oggi, definire lingue retoromanze, o ladine le parlate che fanno capo a questo nome, a mio avviso significa non verificare l’attendibilità delle fonti, dando per scontato che tutto è corretto. Un osservazione che mi viene fatta spesso è proprio questa, il friulano è una lingua retoromanza.
È molto probabile che parole trovate nei reperti archeologici, nel circondario dove la popolazione retica si è sviluppata, abbiano creato questa deduzione a causa di una sovrapposizione della parlata celtica. Contemporaneamente stiamo parlando di lingue particolarmente affini tra loro perché non scrivibili a causa della loro lunghezza dei lemmi e della loro sintassi.
La radice linguistica che ho estrapolato svela una parte corposa dei segreti delle lingue indoeuropee e non solo. Mostra un esempio di evoluzione fonetica che è replicabile anche in altre lingue antiche, o conservate nel tempo.
Carl al tempo non si era accorto che le matrici presenti nel friulano sono presenti in tutta l’Europa che è ed è stata celtica. Quando parlo di Europa ci troviamo per lo più al di fuori dalla zona dei Reti che fanno isola a sé circondata da popolazioni celtiche. I reti, per quanto mi stiano simpatici e mi affascinino, non avevano questa grande influenza demografica per creare un lascito così duraturo nel tempo, e soprattutto diffuso nel territorio europeo. Contemporaneamente il loro lessico avrebbe potuto essere molto prossimo a quello celtico.
In Friuli la componente carnica è un punto fermo a livello storico, i Carni erano una popolazione celtica, e oggi parlano una lingua che si accomuna a quelle definite retoromanze quando in realtà i reti abitavano e stanziavano in altri territori e già questo è un errore grossolano. Una dimostrazione di incoerenza è l'affinità del friulano con il catalano che è di fatto molto al di fuori delle zone retiche.
Per Carl le lingue celtiche insulari dell’Irlanda e dell’Inghilterra sembrano e sembravano, e rimarco sembravano, molto diverse dalle lingue retoromanze non tenendo conto che hanno avuto influenze germaniche e latine che le hanno portate ad avere uno sviluppo autonomo. Influenze non significa usare termini germanici o latini ma emularne i termini con proprie parole, cosa che è accaduta per tutte le lingue celtiche evolvendo nelle lingue romanze e nelle lingue celto insulari. Quello che risulta paradossale è che ancora oggi si citiamo libri e scritti da Carl come verità odierne. Portando come verità attuale gente che nel 1700 non aveva ne modo ne metodi per fare un analisi che si confrontasse con i reali flussi delle genti. Flussi chiaribili solo dalla genetica che recentissima. Dunque il caro Carl, naturalizzato Romano e non friulano o ladino, uomo di pittura e poesia ha detto la sua in un mondo dove chi aveva viaggiato era portatore di nuova cultura che nel suo caso nasceva in un ambito letterato filo latino che si crogiolava nelle credenze accentratrici del : SIETE TUTTI FIGLI DI ROMA.
Maman e vade reto-romanzo


LA PASSWORD: TRA FANTASIA & REALTA'

  La password, tra fantasia e realtà: comunque sia la sua coerenza non viene mai meno. E questo per il semplice motivo che il meccanismo ...